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le prefazioni di Judi Chamberlin, Pirkko Lahti e Loren R. Mosher; e la postfazione
di Karl Bach Jensen. Testimonianze di Regina Bellion, Carola Bock, Wilma Boevink,
Michael Chmela, Bert Gölden, Ilse Gold, Gábor Gombos, Katalin Gombos,
Maths Jesperson, Leo P. Koehne, Jan Kuypers, Peter Lehmann, Ulrich Lindner, Iris
Marmotte, Harald Müller, Eiko Nagano, Mary Nettle, Una M. Parker, Nada Rath,
Erwin Redig, Hannelore Reetz, Jasna Russo, Lynne Setter, Wolfgang Voelzke, David
Webb, Gerda Wozart e Katherine Zurcher. Interventi professionali: Klaus John,
Manuela Kälin, Kerstin Kempker, Elke Laskowski, Constanze Meyer, Roland A.
Richter, Marc Rufer, Martin Urban e Josef Zehentbauer. Cercasi
editore per pubblicazione in lingua italiana!
1 ottobre 2004 Il primo libro al mondo sul tema Riuscire definitivamente
a liberarsi dagli psicofarmaci. Contiene le esperienze vissute di 28 pazienti
psichiatrici di tutto il mondo e gli interventi di psicoterapeuti, medici, psichiatri,
terapeuti della medicina naturale e alternativa nonché di altri professionisti
in grado di aiutare coloro che desiderano smettere di assumere gli psicofarmaci.
Gentili Signore, Egregi Signori,
è con piacere che vi presentiamo
il nostro ultimo libro "Liberarsi dagli psicofarmaci" che sarà pubblicato
tra breve in lingua italiana.
Il libro si rivolge a coloro che sono soggetti a trattamento
psichiatrico e che, di propria volontà, desiderano
smettere di assumere gli psicofarmaci loro prescritti. Contemporaneamente
si rivolge ai loro familiari e terapeuti. Milioni di persone
assumono psicofarmaci (p. es. Imap, Haldol, Serenase, Saroten, Tavor,
Valium e Zyprexa). Per loro le testimonianze dettagliate,
di come sia stato possibile smettere di assumere queste sostanze,
senza per questo venir ricapultati nello studio dello psichiatra
o nel reparto psichiatrico, sono di vitale importanza.
Gli ex-psichiatrizzati psichiatrici che hanno contribuito al libro
con le loro testimonianze provengono da tutto il mondo (Australia,
Belgio, Danimarca, Germania, Inghilterra, Giappone, Nuova Zelanda,
Austria, Svezia, Ungheria, Serbia & Montenegro, Svizzera, Olanda
e USA). Attualmente tutti vivono liberi dagli psicofarmaci. Ad
integrazione otto professionisti, tra cui psichiatri, medici, psicoterapeuti,
assistenti sociali, terapeuti della medicina naturale e alternativa,
spiegano come aiutano i loro clienti a smettere di assumere gli
psicofarmaci.
8 professionisti fra cui
psichiatri, medici, psicoterapeuti, assistenti sociali e terapisti della medicina
naturale e alternativa spiegano come aiutano i loro clienti a cessare l'uso degli
psicofarmaci. "Leggere questo libro é un obbligo per tutti
coloro che sono sfiorati dall'intenzione di assumere o di non più assumere
queste medicine che, legalmente, modificano la personalità e, forse, é
ancor di più un obbligo per coloro che hanno il potere di prescriverle".
(Dott. Loren R. Mosher , Soteria Associates) "Il
libro é provocatorio: le esperienze della vita divergono talvolta dalle conclusioni
a cui arriva la scienza. Si basa infatti sulle esperienze personali di pazienti
psichiatrici e di professionisti in grado di aiutarli a smettere di assumere psicofarmaci,
costituendo in questo modo una buona base di partenza per intavolare una discussione.
Questo libro dovrebbe essere presente in tutti gli studi professionali, in tutti
i reparti ospedalieri nonché nella biblioteca di tutti i pazienti psichiatrici."
(Pirkko Lathi, direttrice dell'Associazione Finlandese per la Salute Mentale
e presidentessa del World Federation for Mental Health)
Il libro é articolato nei seguenti capitoli: La decisione
di smettere · Smettere senza problemi di astinenza · Smettere
gradualmente · Smettere non senza problemi · Smettere
controbilanciandosi · Smettere con assistenza professionale
· Psicofarmaci: meglio assumerli qualche volta che sempre ·
Assistenza professionale · Dopo aver smesso
L'editore: Peter Lehmann é l'autore
di "Der
chemische Knebel" ("Il bavaglio chimico", 1986, 2. ed. 1990, 3.
ed. 1993) e "Schöne
neue Psychiatrie" ("Bella nuona psichiatria"), Volume 1: "Wie Chemie
und Strom auf Geist und Psyche wirken" ("Come la chimica e le scosse elettriche
agiscono sullo spirito e sulla psiche"), Volume 2: "Wie Psychopharmaka den
Körper verändern" ("Come gli psicofarmaci modificano l'organismo umano")
(1996). Dal 1997 fino al 1999 membro del comitato esecutivo di Mental Health Europe.
Dal 1997 al 1999 presidente della Rete
europea degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria (ENUSP), dal 1999
membro della presidenza, dal 2002 segretario dell' ENUSP nonché rappresentante
di MindFreedom
Support Coalition International presso le Nazioni Unite. Maggiori
informazioni nella biografia dell'editore Cordiali saluti Peter
Lehmann
Prefazione di Pirkko Lahti
Questo libro, il primo sul tema "Riuscire con pieno successo a
liberarsi dagli psicofarmaci", pubblicato per la prima volta in
Germania nel 1998, si rivolge soprattutto a coloro che, di propria
iniziativa, desiderano smettere di assumere gli psicofarmaci. Ma
si rivolge anche ai loro familiari e ai loro terapeuti.
Milioni
di persone assumono psicofarmaci prescritti da psichiatri, per esempio Haldol
(Neurolettico, principio attivo aloperidolo, in commercio anche come Serenase,
P.L.), Fluctin (Antidepressivo, principio attivo fluoxetina, in commercio anche
come Deprexen, Diesan, Flotina, Fluoxeren, Fluoxin, Grinflux, Ibixetin, Prozac,
Xeredien, P.L.) oppure Zyprexa (Neurolettico, principio attivo olanzapina, P.L.).
Per loro le testimonianze dettagliate di come sia possibile smettere l'assunzione
di queste sostanze, senza per questo essere ricapultati nello studio dello psichiatra
o nella clinica psichiatrica, è di vitale importanza. Molti miei colleghi
che operano nel settore psicosociale trascorrono gran parte del loro tempo ricercando
criteri per la somministrazione di psicofarmaci. Diagnosi come comportamento coatto,
depressioni, dermatiti, iperattività, nausea e vomito in gravidanza, insonnia,
enuresi notturna, psicosi, balbuzie o chinetosi (mal di mare e mal d'auto) possono
portare alla prescrizione di neurolettici, litio (Stabilizzante dell'umore, in
commercio come Carbolithium, Litio Carbonato, P.L.), tranquillanti e altri psicofarmaci.
La definizione di indicazioni è un compito di alta responsabilità che
può avere anche gravi conseguenze. Diagnosi e indicazioni sfociano
spesso nel trattamento con psicofarmaci, trattamento che può risultare annoso
e difficile. Chi può predire se gli psicofarmaci quando sarà
il momento potranno essere dismessi senza problemi? Conosciamo già
l'effetto dipendenza provocato dai tranquillanti ed in particolare dalle benzodiazepine.
La sospensione senza aiuto terapeutico e senza conoscenza dei rischi può
assumere risvolti drammatici. Quali sono i rischi della sospensione di neurolettici,
antidepressivi e litio? Quali condizioni possono portare ad una rapida ricaduta
dopo aver smesso l'assunzione degli psicofarmaci? Non abbiamo forse già sentito
parlare di problemi causati dalla sospensione di psicofarmaci, di modificazione
dei recettori, di supersensibilità e di psicosi da sospensione? Chi è
in grado di distinguere tra ricaduta e ingannevoli problemi di astinenza? Quali
condizioni possono coadiuvare il successo della dismissione dei farmaci
successo nel senso che i pazienti non saranno subito ricapultati nello studio
dello psichiatra o nel reparto psichiatrico, bensì vivranno sani e liberi,
così come tutti noi li vogliamo? Non abbandoniamo i nostri pazienti
ai loro problemi e alle loro preoccupazioni, qualora dovessero decidersi
non importa per quale ragione a cessare gli psicofarmaci. Dove potranno
trovare assistenza, comprensione e modelli da seguire se ci volgeranno le spalle
per delusione (e noi le volgeremo a loro)? Peter Lehmann, membro della presidenza
dell'Rete europea degli ex-utenti e sopravvissuti della psichiatria e già
membro della presidenza di Mental Health Europe nonché della sezione europea
della World Federation for Mental Health, ha ricevuto riconoscimenti per il suo
difficile compito nel reperire testimonianze di pazienti psichiatrici, che sono
definitivamente riusciti a liberarsi dagli psicofarmaci, e dei terapeuti che li
hanno assistiti. Questo libro raccoglie le testimonianze scritte di ex-pazienti
psichiatrici dell'Australia, del Belgio, della Danimarca, della Germania, dell'Inghilterra,
della Serbia & Montenegro, della Nuova Zelanda, dell'Olanda, dell'Austria,
della Svezia, della Svizzera, dell'Ungheria e degli USA. Ad integrazione esperti
in medicina, psichiatria, assistenza sociale, psicoterapia e medicina naturale
intervengono per spiegare come aiutano i loro clienti a liberarsi dagli psicofarmaci.
Attraverso le diverse nazionalità degli autori il libro offre un ampio quadro
di esperienze e conoscenze. Il libro è provocatorio: le esperienze
della vita divergono talvolta dalle conclusioni a cui arriva la scienza. Si basa
infatti sulle esperienze personali di pazienti psichiatrici e di professionisti
in grado di aiutarli a smettere di assumere psicofarmaci, costituendo in questo
modo una buona base di partenza per intavolare una discussione. Questo libro dovrebbe
essere presente in tutti gli studi professionali, in tutti i reparti ospedalieri
nonché nella biblioteca di tutti i pazienti psichiatrici.
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Pirkko Lahti
Direttrice dell'Associazione finlandese per la Salute Mentale
e presidentessa del World Federation for Mental Health (2001-2003)
Helsinki, 19
agosto 2002 |
Prefazione di Loren R. Mosher
"Non c'è nessuna tirannia più
grande di quella che viene praticata nell'interesse della vittima." C.S.
Lewis (Clive Staples Lewis [1898 1963] è stato professore di letteratura
inglese ad Oxford ed uno dei più importanti autori cristiani del 20. secolo,
P.L.) Questo libro è dedicato ad un tema per il quale sussiste attualmente
un gran numero di idee fuorvianti. Viviamo in un'epoca in cui c'è "una pillola
per ogni dolorino". Purtroppo però l'uomo presta troppa poca attenzione alle
pillole, specialmente a quelle che agiscono sulla nostra psiche. Che significato
ha curare l'anima, il sé e l'intelletto coi farmaci? Il nostro dizionario
ufficiale "Webster" definisce la psiche in tutti questi tre modi. Siamo sicuri
che queste sostanze chimiche (così dette "psicofarmaci") non vadano ad influire
sulla natura più intima dell'uomo? Non dovremmo considerare questa pratica
con molta attenzione e prudenza? Una volta che si è iniziato non si dovrebbero
operare costanti controlli? Se queste tre cose anima, sé e intelletto
costituiscono l'essenza stessa dell'uomo, non dovrebbero essere i pazienti
stessi a decidere, sulla base delle loro esperienze con gli psicofarmaci, se assumerli
oppure no? La risposta è naturalmente un forte e chiaro sì. Cerchiamo
di essere realisti. Siccome disponiamo di pochi indicatori obiettivi in merito
all'efficacia di questi farmaci, le testimonianze dei pazienti hanno un'importanza
decisiva. I medici e gli psichiatri che prescrivono questi farmaci tengono sufficientemente
in considerazione le esperienze dei pazienti in relazione ai singoli farmaci?
A questa domanda si può rispondere in svariati modi, ma per chi parla un'altra
lingua, appartiene ad una minoranza, è povero, viene considerato "molto malato"
oppure viene assoggettato ad un trattamento psichiatrico obbligatorio, la probabilità
di essere veramente ascoltato diminuisce drammaticamente e comunque nemmeno
prima era molto alta.
Per questo il contenuto intrinseco di questo libro è molto
importante: si tratta delle storie di persone, che non sono state
ascoltate quando la loro anima, il loro sé e il loro intelletto
venivano martoriati a causa degli psicofarmaci spesso somministrati
con la forza. Fra queste ci sono storie di decisioni coraggiose,
prese contro l'opinione di influenti specialisti (e anche contro
la famiglia e gli amici) storie di dolore, dolore che qualche
volta non ha mancato di seguire. Dopo la sospensione dei farmaci
il cervello inizia a ripristinare il normale funzionamento. La maggior
parte dei pazienti non è stata avvertita del fatto che i farmaci
possono modificare il cervello (o che, ancor peggio, possono sopprimere
alcuni centri nervosi), e che quindi l'insorgenza di problemi di
astinenza è praticamente inevitabile. E tanto meno sanno che
questi possono durare a lungo e possono essere interpretati come
una "ricaduta". Ci sono storie terribili di quello che può
(tuttavia non necessariamente) accadere, quando si cerca di far
ritornare il cervello al suo naturale funzionamento, dopo che è
stato completamente sottoposto all'influenza di sostanze chimiche
"terapeutiche". Di norma questa sofferenza è stata necessaria
per riprendere possesso della propria anima, del proprio sé
e del proprio intelletto ovvero dell'essenza della natura
umana.
Siccome i farmaci sono stati somministrati con leggerezza, con
modi paternalistici e spesso quando non necessari, al fine di curare
una non ben precisata "malattia", il libro costituisce anche un'accusa
contro i medici. Il giuramento di Ippocrate di non procurare
innanzitutto del male non viene, di solito, nella fretta
"di fare qualcosa", tenuto in considerazione. Come è possibile
arrivare a stabilire se c'é stata morte dell'anima, se non
si vogliono ascoltare gli effetti che i pazienti raccontano in merito
ai farmaci, farmaci che agiscono direttamente sull'essenza intrinseca
dell'uomo? Anche se vogliono darsi ad intendere in altro modo: i
medici sono solo dottori in medicina, non semidei della medicina.
Al contrario dei veri dei i medici devono accettare di dover rendere
conto delle loro azioni.
Leggere
questo libro è un obbligo per tutti coloro che sono sfiorati dall'intenzione
di assumere o di non più assumere queste medicine che, legalmente, modificano
la personalità e, forse, è ancor più un obbligo per coloro che
hanno il potere di prescriverle.
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Dott. Loren R. Mosher
Direttore, Soteria Associates, Professore
clinico di psichiatria, University of California, San Diego, Facoltà di Medicina
26 agosto 2002 | Prefazione
di Peter Lehmann
"Cercasi autori/trici sul tema ›Liberarsi dagli psicofarmaci‹".
Ecco l'appello che nel 1995 ho lanciato in ambienti del settore
di tutto il mondo. Nel dettaglio scrissi:
"Liberarsi dagli psicofarmaci. Testimonianze scritte
di esperienze con tranquillanti, antidepressivi, neurolettici, carbamazepina (stabilizzante
dell'umore, in commercio anche come Tegretol, P.L.) e litio". Questo è il
titolo del libro che sarà pubblicato nel 1997/98. Per la maggioranza di
coloro a cui viene prescritto o somministrato uno o più degli psicofarmaci
citati, il sapere che altri sono riusciti a liberarsi da queste sostanze, senza
per questo essere ricapultati nello studio dello psichiatra e nel reparto psichiatrico,
è di vitale importanza. Per questo motivo cerco autori/autrici desiderosi
di rendere conto delle loro esperienze personali in merito al cammino che porta
alla sospensione e che adesso vivono liberi dagli psicofarmaci. Tuttavia sono
anche alla ricerca di persone che per professione o convinzioni personali aiutano
i pazienti psichiatrici a smettere gli psicofarmaci". A questo appello hanno
risposto numerosi ex-pazienti psichiatrici intenzionati a contribuire con la loro
storia. Hanno risposto anche alcuni esperti i cui interventi sono stati pubblicati
nel libro. Una psichiatra di Berlino ha ritirato il contributo, precedentemente
offerto, che verteva sulla possibilità di smettere gradualmente i farmaci
col suo aiuto e con quello dei gruppi di auto-aiuto psicoterapeutico, presumibilmente
per la paura (non del tutto ingiustificata) che il suo studio venisse letteralmente
invaso da pazienti desiderosi di liberarsi dagli psicofarmaci. Siccome non ho
ricevuto nulla da parte dei familiari ho inviato il mio appello anche all'associazione
tedesca dei familiari dei "malati mentali". Reazione: silenzio. La ragione di
questo silenzio è da ricercare nel fatto che da anni i familiari organizzati
in associazione ricevono gratuitamente informazioni e relazioni dalle case farmaceutiche?
Sarebbe tuttavia un errore fatale ridurre la problematica dell'assunzione
permanente degli psicofarmaci, e delle possibili difficoltà nella sospensione,
a familiari insensibili o inconsapevoli, a medici irresponsabili e a case farmaceutiche
avide di guadagni. Due autrici, che avevano risposto all'appello desiderando raccontare
la loro storia, hanno successivamente ritirato la loro offerta. Sono state vittima
di una "ricaduta". Una di loro mi informò che il momento che aveva scelto
per smettere era risultato molto infelice: si era lasciata col suo ragazzo. L'altra
mi comunicò, senza altre precisazioni, di essere stata di nuovo ricoverata
in clinica a causa del ripresentarsi della psicosi: stava vivendo quella che gli
esperti chiamano la "psicosi della sospensione" oppure era stata di nuovo travolta
dai suoi vecchi e mai risolti problemi? Saggiamente mi sono astenuto dall'incitare
a sospendere i farmaci. Mi sono rivolto solo a quelli che avevano già smesso
i farmaci prima del mio appello. Tuttavia mi sono posto il quesito se, solo a
causa della mia attività editoriale sul tema "liberarsi dagli psicofarmaci",
potessi colposamente indurre qualcuno ad abbandonare con leggerezza i farmaci.
Da quando esistono gli psicofarmaci sono molti i pazienti che li smettono
di propria iniziativa. Sarebbe interessante sapere quanti di essi hanno avuto,
solo per questa ragione, una "ricaduta", eventualmente seguita dalla ripresa della
somministrazione dei farmaci. Di una cosa sono sicuro e cioè che un grande
numero di tentativi di sospensione andrebbe a buona fine se i pazienti, e coloro
che li assistono, disponessero di sufficienti conoscenze sui problemi che possono
eventualmente insorgere e avessero un'idea di quello che si deve veramente fare
affinché la tanto profetizzata ricaduta non si presenti. Anche a livello
professionale ci si dà poco pensiero eccezion fatta per una manciata
di casi su come assistere i propri clienti, una volta che questi hanno
deciso di sospendere i farmaci. Volgere le spalle al paziente e lasciarlo solo
coi suoi problemi dimostra poco senso di responsabilità. I tanti e
diversi modi di sospendere gli psicofarmaci non possono in nessun caso essere
tutti presentati nello spazio limitato di un libro. In qualità di editore
ho dato molta importanza al fatto che i "miei" autori a prescindere dai
professionisti coinvolti potessero esprimere al meglio i loro desideri,
le loro paure e i loro modi di procedere. C'era solo una cosa che non potevano
fare: dare consigli ad altri su quello che dovrebbero fare e distribuire ricette
patentate. Ciascuna lettrice e ciascun lettore deve trovare le proprie risorse
e le proprie vie in base ai propri problemi e proprie possibilità, ai propri
personali punti di forza e di debolezza nonché ai propri limiti e desideri
individuali. Le testimonianze di coloro che sono riusciti a liberarsi dagli psicofarmaci
dimostrano che è possibile raggiungere, senza danni, questo obiettivo e conseguentemente
vivere liberi dagli impedimenti prodotti dalla terapia psicofarmacologica. Appendice
alla 2. edizione Due degli autori non sono più tra noi: Ilse Gold è
deceduta il 7 settembre 1998 per una neoplasia al seno, sviluppatasi successivamente
al trattamento psichiatrico. Dopo ripetute somministrazioni di psicofarmaci,
contro la sua volontà, Erwin Redig ha cessato di vivere il 14 giugno 1999.
Entrambi avrebbero meritato di vivere cent'anni. Peter Lehmann 16 settembre
2002
Recensione
E' con grande piacere
che ho accolto alcuni mesi fa l'invito di Peter Lehmann a cercare un editore italiano
per il suo libro "Coming off Psychiatric drugs". Ho pensato che la cosa migliore
fosse fare un'iniziativa pubblica come questa di oggi facendo conoscere, per adesso,
l'edizione inglese uscita quest'anno. Spero che in breve possiamo offrire ad un
vasto pubblico anche l'edizione Italiana. Peter Lehmann partecipa da molti
anni alle iniziative per l'auto aiuto psichiatrico di Firenze e Prato condividendo
un percorso finalizzato a dar voce a chi è oppresso da problemi di salute menatale
e da sistemi curativi unilaterali troppo improntati al modello terapeutico. Ci
siamo incontrati molte volte in diverse parti del mondo in occasioni importanti
finalizzate a sviluppare nuovi rapporti fra utenti, servizi e la comunità.
Peter Lehmann è segretario dell'Rete europea degli (ex-)
utenti e sopravvissuti alla psichiatria (European Network
of Users and Survivors of Psychiatry - ENUSP), egli stesso si definisce
un survivor del sistema della salute mentale.
Dr Pino Pini, Direttore del Dipartimento di Salute mentale ASL 4 di
Prato (Italy), board member of Mental Health Europe Indice
Avvertenze legali Prefazioni Judi Chamberlin Pirkko
Lahti Loren R. Mosher Prefazione dell'editore
Introduzione
La
decisone di smettere Smettere senza
problemi di astinenza Gábor Gombos (Ungheria): Confutare
di avere una tara psichiatrica Jasna Russo (Serbia & Montenegro
/ RFT): Che cosa importa, se non riesco più a dormire? Carola
Bock (RFT): E finalmente vuotai il sacco Jan Kuypers (Belgio):
"Don Chisciotte e la zona franca da psicofarmaci" oppure "Cosa succede, piccola
marionetta?" Maths Jesperson (Svezia): Tra lobotomia e antidepressivi Smettere
gradualmente Wilma Boevink (Olanda): Fantasmi dal passato Katharine
Zurcher (USA / Svizzera): La seconda paura Michael Chmela (Austria):
Scamparla Bert Gölden (RFT): Con pazienza Smettere
controbilanciandosi Una M. Parker (Inghilterra): Parlare, piangere,
ridere Nada Rath (RFT): Il convento invece della clinica Katalin
Gombos (Ungheria): Dall'elettroshock alla voce dell'anima Iris
Marmotte (RFT): Il "carrozzone blu", in viaggio… Harald Müller
(RFT): Venti anni dopo Gerda Wozart (RFT): Avversità Ulrich
Lindner (RFT): Lotta per la mia vita. Come sono riuscito a guarire dalle mie depressioni Smettere
con assistenza professionale Eiko Nagano (Giappone): La terapia
Nishi - Un metodo giapponese Manuela Kälin (Svizzera): Visita
a domicilio dell'omeopata David Webb (Australia): "La prego, non
si faccia del male" Hannelore Reetz (RFT): Mania o ricerca del
sé Psicofarmaci: meglio qualche volta che sempre
Mary Nettle (Inghilterra): Riprendere il controllo Wolfgang
Voelzke (RFT): Insieme alla mia psichiatra Lynne Setter (Nuova
Zelanda): Ritorno in me stessa Interventi dei professionisti
Marc Rufer (medico e terapista, Svizzera): Fare paura Prendere paura.
Per chi desidera smettere, l'opinione dei medici può essere controproducente Josef
Zehentbauer (medico e terapista, RFT): Chi ha paura di smettere? Assistenza medica
e consulenza psicoterapeutica per smettere tranquillanti e sedativi Martin
Urban (laureato in psicologia, RFT):"Sto veramente ancora soffrendo di un disagio
psichico?" Assistenza psicoterapeutica per smettere gli psicofarmaci un
caso particolare Roland A. Richter (laureato in pedagogia, RFT):
Smettere con la medicina ortomolecolare Constanze Meyer (laureata
in psicologia, RFT): "Sottrarsi alla dipendenza dei farmaci…" Riflessioni sull'astinenza
da benzodiazepine e analgesici nelle donne Klaus John (naturopata,
RFT): Liberarsi e disintossicarsi dagli psicofarmaci dal punto di vista naturopatico Kerstin
Kempker (Runaway-House, Berlino): Smettere nella Runaway-House di Berlino Elke
Laskowski (naturopata, RFT): Biodinamica e Aura con fiori di Bach, pietre e colori Dopo
aver smesso Regina Bellion (RFT): Dopo aver smesso cominciarono
le difficoltà -
Erwin Redig (Belgio): Una battaglia mentale. Come sono
riuscito a smettere di assumere psicofarmaci
Leo P. Koehne
(RFT): "Adesso le dò l'Imap, che serve per socializzare" Conclusioni Appendice
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