Peter Lehmann (Ed.)
Liberarsi dagli psicofarmaci. Riuscire con pieno successo a liberarsi da neurolettici, antidepressivi, stabilizzanti dell'umore, Ritalin e tranquillanti

Cover In brossura, ca. 304 pagine, 17 x 24 cm, ISBN 978-88-87307-48-1. Diegaro Di Cesena: Macro Edizioni 2008 (in preparazione). € 14.50 / CHF 26.50 (attualmente solo in inglese, greco e tedesco, ma è già possible prenotare l'edizione italiana | Order.No. 560 for the English language order form In den Warenkorb)
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Con le prefazioni di Judi Chamberlin, Pirkko Lahti e Loren R. Mosher; e la postfazione di Karl Bach Jensen. Contributi di Giorgio Antonucci, Regina Bellion, Carola Bock, Wilma Boevink, Michael Chmela, Oryx Cohen, Maria Rosaria d'Oronzo, Bert Gölden, Ilse Gold, Gábor Gombos, Grace Jackson, Maths Jesperson, Klaus John, Manuela Kälin, Kerstin Kempker, Leo P. Koehne, Peter Lehmann, Ulrich Lindner, Mary Nettle, Pino Pini, Roland A. Richter, Marc Rufer, Lynne Setter, David Webb e Josef Zehentbauer

 

Il primo libro al mondo sul tema ›Riuscire con pieno successo a liberarsi dagli psicofarmaci‹. Contiene le esperienze vissute di 16 (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria di tutto il mondo e 10 interventi di psicoterapeuti, medici, psichiatri, terapeuti della medicina naturale e alternativa nonché di altri professionisti in grado di aiutare coloro che desiderano smettere di assumere gli psicofarmaci.


Gentili Signore, Egregi Signori,

è con piacere che vi presentiamo il nostro ultimo libro "Liberarsi dagli psicofarmaci" che sarà pubblicato tra breve in lingua italiana.

Il libro si rivolge a coloro che sono soggetti a trattamento psichiatrico e che, di propria volontà, desiderano smettere di assumere gli psicofarmaci loro prescritti. Contemporaneamente si rivolge ai loro familiari e terapeuti. Milioni di persone assumono psicofarmaci (p. es. Imap, Haldol, Serenase, Saroten, Tavor, Valium e Zyprexa). Per loro le testimonianze dettagliate, di come sia stato possibile smettere di assumere queste sostanze, senza per questo venir ricapultati nello studio dello psichiatra o nel reparto psichiatrico, sono di vitale importanza. 16 (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria che hanno contribuito al libro con le loro testimonianze provengono da tutto il mondo (Australia, Danimarca, Germania, Inghilterra, Nuova Zelanda, Austria, Svezia, Ungheria, Svizzera, Olanda e USA). Attualmente tutti vivono liberi dagli psicofarmaci. Ad integrazione 11 professionisti, tra cui psichiatri, medici, psicoterapeuti, assistenti sociali, terapeuti della medicina naturale e alternativa, spiegano come aiutano i loro clienti a smettere di assumere gli psicofarmaci.

"Leggere questo libro é un obbligo per tutti coloro che sono sfiorati dall'intenzione di assumere o di non più assumere queste medicine che, legalmente, modificano la personalità e, forse, é ancor di più un obbligo per coloro che hanno il potere di prescriverle". († Dott. Loren R. Mosher, Soteria Associates)
"Il libro é provocatorio: le esperienze della vita divergono talvolta dalle conclusioni a cui arriva la scienza. Si basa infatti sulle esperienze personali di pazienti psichiatrici e di professionisti in grado di aiutarli a smettere di assumere psicofarmaci, costituendo in questo modo una buona base di partenza per intavolare una discussione. Questo libro dovrebbe essere presente in tutti gli studi professionali, in tutti i reparti ospedalieri nonché nella biblioteca di tutti i pazienti psichiatrici." (Pirkko Lathi, direttrice dell'Associazione Finlandese per la Salute Mentale e presidentessa del World Federation for Mental Health)

Il libro é articolato nei seguenti capitoli: La decisione di smettere · Smettere senza problemi di astinenza · Smettere gradualmente · Smettere controbilanciandosi · Smettere con assistenza professionale · Meglio solo qualche volta che sempre · Assistenza professionale · Dopo aver smesso

L'editore: Peter Lehmann é l'autore di "Der chemische Knebel" ("Il bavaglio chimico", 1986, 2. ed. 1990, 3. ed. 1993) e "Schöne neue Psychiatrie" ("Bella nuona psichiatria"), Volume 1: "Wie Chemie und Strom auf Geist und Psyche wirken" ("Come la chimica e le scosse elettriche agiscono sullo spirito e sulla psiche"), Volume 2: "Wie Psychopharmaka den Körper verändern" ("Come gli psicofarmaci modificano l'organismo umano") (1996); »Psychopharmaka absetzen. Erfolgreiches Absetzen von Neuroleptika, Antidepressiva, Lithium, Carbamazepin und Tranquilizern« (Ed. 1998; aktualisierte Neuauflage 2002) · »Coming off Psychiatric Drugs: Successful Withdrawal from Neuroleptics, Antidepressants, Lithium, Carbamazepine and Tranquilizers« (2004). Dal 1997 fino al 1999 membro del comitato esecutivo di Mental Health Europe. Dal 1997 al 1999 presidente della Rete europea degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria (ENUSP) ed attualmente membro del comitato esecutivo dell' ENUSP nonché rappresentante di MindFreedom Support Coalition International presso le Nazioni Unite.
Maggiori informazioni nella biografia dell'editore

Cordiali saluti
Peter Lehmann

Prefazione di Pirkko Lahti

Questo libro, il primo sul tema "Riuscire con pieno successo a liberarsi dagli psicofarmaci", pubblicato per la prima volta in Germania nel 1998, si rivolge soprattutto a coloro che, di propria iniziativa, desiderano smettere di assumere gli psicofarmaci. Ma si rivolge anche ai loro familiari e ai loro terapeuti.

Milioni di persone assumono psicofarmaci prescritti da psichiatri, per esempio Haldol (Neurolettico, principio attivo aloperidolo, in commercio come Aloperidolo, Bioperidolo, Haldol, Serenase; contenuto in Vesalium, P.L.), Fluctin (Antidepressivo, principio attivo fluoxetina, in commercio come Azur, Clexiclor, Cloriflox, Deprexen, Diesan, Flotina, Fluoxeren, Fluoxetina, Fluoxin, Grinflux, Ibixetin, Prozac, Xeredien P.L.) oppure Zyprexa (Neurolettico, principio attivo olanzapina, P.L.). Per loro le testimonianze dettagliate di come sia possibile smettere l'assunzione di queste sostanze, senza per questo essere ricapultati nello studio dello psichiatra o nella clinica psichiatrica, è di vitale importanza. Molti miei colleghi che operano nel settore psicosociale trascorrono gran parte del loro tempo ricercando criteri per la somministrazione di psicofarmaci. Diagnosi come comportamento coatto, depressioni, dermatiti, iperattività, nausea e vomito in gravidanza, insonnia, enuresi notturna, psicosi, balbuzie o chinetosi (mal di mare e mal d'auto) possono portare alla prescrizione di neurolettici, litio (Stabilizzante dell'umore, in commercio come Carbolithium, Lithium, Litio, Manialit; contenuto in Efalith, P.L.), tranquillanti e altri psicofarmaci. La definizione di indicazioni è un compito di alta responsabilità che può avere anche gravi conseguenze.

Diagnosi e indicazioni sfociano spesso nel trattamento con psicofarmaci, trattamento che può risultare annoso e difficile. Chi può predire se gli psicofarmaci – quando sarà il momento – potranno essere dismessi senza problemi? Conosciamo già l'effetto dipendenza provocato dai tranquillanti ed in particolare dalle benzodiazepine. La sospensione senza aiuto terapeutico e senza conoscenza dei rischi può assumere risvolti drammatici. Quali sono i rischi della sospensione di neurolettici, antidepressivi e litio?

Quali condizioni possono portare ad una rapida ricaduta dopo aver smesso l'assunzione degli psicofarmaci? Non abbiamo forse già sentito parlare di problemi causati dalla sospensione di psicofarmaci, di modificazione dei recettori, di supersensibilità e di psicosi da sospensione? Chi è in grado di distinguere tra ricaduta e ingannevoli problemi di astinenza?

Quali condizioni possono coadiuvare il successo della dismissione dei farmaci – successo nel senso che i pazienti non saranno subito ricapultati nello studio dello psichiatra o nel reparto psichiatrico, bensì vivranno sani e liberi, così come tutti noi li vogliamo?

Non abbandoniamo i nostri pazienti ai loro problemi e alle loro preoccupazioni, qualora dovessero decidersi – non importa per quale ragione – a cessare gli psicofarmaci. Dove potranno trovare assistenza, comprensione e modelli da seguire se ci volgeranno le spalle per delusione (e noi le volgeremo a loro)?

Peter Lehmann, membro della presidenza dell'Rete europea degli ex-utenti e sopravvissuti della psichiatria e già membro della presidenza di Mental Health Europe nonché della sezione europea della World Federation for Mental Health, ha ricevuto riconoscimenti per il suo difficile compito nel reperire testimonianze di pazienti psichiatrici, che sono definitivamente riusciti a liberarsi dagli psicofarmaci, e dei terapeuti che li hanno assistiti. Questo libro raccoglie le testimonianze scritte di ex-pazienti psichiatrici dell'Australia, del Belgio, della Danimarca, della Germania, dell'Inghilterra, della Serbia & Montenegro, della Nuova Zelanda, dell'Olanda, dell'Austria, della Svezia, della Svizzera, dell'Ungheria e degli USA. Ad integrazione esperti in medicina, psichiatria, assistenza sociale, psicoterapia e medicina naturale intervengono per spiegare come aiutano i loro clienti a liberarsi dagli psicofarmaci. Attraverso le diverse nazionalità degli autori il libro offre un ampio quadro di esperienze e conoscenze.

Il libro è provocatorio: le esperienze della vita divergono talvolta dalle conclusioni a cui arriva la scienza. Si basa infatti sulle esperienze personali di pazienti psichiatrici e di professionisti in grado di aiutarli a smettere di assumere psicofarmaci, costituendo in questo modo una buona base di partenza per intavolare una discussione. Questo libro dovrebbe essere presente in tutti gli studi professionali, in tutti i reparti ospedalieri nonché nella biblioteca di tutti i pazienti psichiatrici.

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Pirkko Lahti
Direttrice dell'Associazione finlandese per la Salute Mentale e presidentessa del World Federation for Mental Health (2001-2003)
Helsinki, 19 agosto 2002

Prefazione di Judi Chamberlin

Molte delle conoscenze tradizionalmente note sui farmaci psichiatrici sono sbagliate. Attraverso i mezzi di comunicazione di massa gli psichiatri e le case farmaceutiche sono riusciti a convincere buona parte dell'opinione pubblica che gli psicofarmaci sono "sicuri" ed "efficaci" per il "trattamento" delle "malattie mentali". Consideriamo i termini di cui sopra uno ad uno.

Sicuri – nell'accezione comune significa che non sono nocivi, nonostante i tanti effetti negativi noti, quali disturbi motori, modifica dell'attività cerebrale, aumento di peso, irrequietezza, morte improvvisa per sindrome maligna da neurolettici e molti altri ancora.

Efficaci – nell'accezione comune significa che sopprimono o curano i sintomi per i quali sono stati prescritti, nonostante le numerose ricerche abbiano dimostrato che in generale esplicano un effetto sedativo che purtroppo modifica non solo quel determinato comportamento bensì anche tutte le altre attività.

Trattamento – nell'accezione comune significa che i principi attivi prescritti esplicano specifici effetti su specifici processi patologici.

Malattia mentale – nell'accezione comune significa che esistono specifiche manifestazioni cliniche definite "schizofrenia", "disturbi bipolari" ecc., nonostante il fatto che non si riscontrino modifiche strutturali o chimiche a livello fisico in grado di differenziare le persone affette da queste così dette malattie da quelle che invece non lo sono.

Come è stato possibile che queste credenze siano state accettate in tutto e per tutto come dati di fatto? Coloro che promuovono gli psicofarmaci sono innanzi tutto figure autorevoli, medici e scienziati, di cui difficilmente si dubiterebbe che presentino risultati di studi condotti in maniera non imparziale. Un altro fattore, forse ancor più significativo, è che coloro a cui vengono somministrati gli psicofarmaci sono automaticamente screditati in quanto etichettati come malati mentali. Detta diagnosi di malattia mentale comporta, successivamente, tutta una serie di conseguenze come ad esempio la pretesa incapacità degli psichiatrizzati di giudicare obiettivamente e di riportare in maniera affidabile le loro esperienze, e questo soprattutto quando riferiscono sugli effetti negativi dei farmaci.

Ciò nonostante sono le storie personali che hanno in realtà un enorme peso nella valutazione della validità degli psicofarmaci. Le eloquenti testimonianze personali di coloro che hanno assunto psicofarmaci - credendo, almeno alcuni di loro, che fossero dei veri e propri salvavita – e che poi li hanno dimessi, dovrebbero essere confrontate con le dichiarazioni di ricercatori e psichiatri curanti convinti del contrario. In psichiatria sono le esperienze esistenziali, vale a dire i pensieri ed i sentimenti dei pazienti, ad essere considerati come malattia e quindi sono le esperienze, i pensieri ed i sentimenti che insorgono in risposta al trattamento che, secondo gli psichiatri, devono essere presi in considerazione. Ovviamente molti psichiatri ed altri che credono nell'efficacia degli psicofarmaci respingono queste argomentazioni, adducendo anzi che si tratta di ulteriori nuovi "sintomi", ma questo fa parte del circolo vizioso che si è instaurato.

Le esperienze delle persone che assumono (o continuano ad assumere) psicofarmaci sono enormemente diversificate. Alcuni li trovano utili per gestire fastidiosi sintomi e quindi, come è ovvio, difficilmente vorranno sospendere la loro assunzione. Molti all'interno di questo gruppo sono, infatti, disposti a tollerare spiacevoli effetti indesiderati in quanto ritengono che gli svantaggi siano compensati dai vantaggi. Questo libro non si occupa di questa parte di persone.

Questo libro è invece focalizzato su quelle persone che per una serie di ragioni, molto ampie e varie, hanno capito che gli psicofarmaci non li aiutano e che quindi hanno conseguentemente deciso di sospendere in maniera definitiva il loro uso. Questa decisione comporta enormi conseguenze in quanto il medico curante quasi sempre desidera che il paziente invece continui la cura e qui bisogna sottolineare che il medico è spesso dotato di enormi poteri (come ad esempio la minaccia di un trattamento sanitario obbligatorio) per "persuadere" il paziente appunto a continuare la cura. Vero è che la mancanza di assistenza a fronte dei problemi che si trovano a fronteggiare le persone che decidono di smettere gli psicofarmaci è un fattore che spesso comporta una ricaduta.

Una delle domande che mi viene posta più frequentemente - in qualità di militante nel campo della salute mentale e della difesa dei diritti dei pazienti (oltre che in qualità di paziente che ha dismesso i farmaci nell'ambito del mio personale processo di recupero – è: "Come posso smettere di prendere gli psicofarmaci?". Sussiste un enorme bisogno di informazioni su una dismissione sicura nonché di strutture assistenziali (ad esempio per ricoveri di breve durata con la presenza di medici disposti a prendere in considerazione approcci non farmacologici) che mettano in grado le persone che lo desiderano di uscire dal tunnel degli psicofarmaci.

La decisione di smettere di prendere gli psicofarmaci può essere presa per svariate ragioni. Spesso gli effetti negativi sono più fastidiosi dei problemi originari oppure è possibile che non si verifichi nessun effetto positivo (come nel mio caso). Purtroppo però è l'opinione che i mezzi di comunicazione di massa diffondono sulle persone che ha smesso di assumere psicofarmaci che cattura l'immaginario collettivo: persona così sconvolte da essere incapaci di comprendere che il loro comportamento è anormale e che quindi di solito arrivano a commettere orrendi crimini di violenza. Leggere storie vere come queste e capire le complesse ragioni che portano ad una determinata decisione può essere un modo per contrastare questa opinione negativa e distruttiva.

È risaputo che gli psicofarmaci vengono somministrati a persone etichettate come malati mentali per fare in modo che coloro che stanno loro intorno, come ad esempio medici, paramedici e familiari, possano operare in condizioni migliori. Certo lo stare accanto a persone con problemi psichici può essere molto usurante e difficile, specialmente quando esprimono verbalmente ciò che li sta affliggendo. Ma metterli a tacere non è la risposta giusta. Quello che si deve, invece, fare è ascoltare attentamente il racconto di ciò che stanno vivendo in modo da poter comprendere con esattezza qual è lo scotto che gli effetti degli psicofarmaci fanno pagare a queste persone.

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Judi Chamberlin
Co-presidente della rete mondiale di (ex)utenti e sopravvissuti alla psichiatria, direttrice del Education and Training nonché del National Empowerment Center
Arlington, Massachusetts, dal 30 ottobre 2002

Prefazione di Loren R. Mosher

"Non c'è nessuna tirannia più grande di quella che viene praticata nell'interesse della vittima." – C.S. Lewis (Clive Staples Lewis [1898 – 1963] è stato professore di letteratura inglese ad Oxford ed uno dei più importanti autori cristiani del 20. secolo, P.L.)

Questo libro è dedicato ad un tema per il quale sussiste attualmente un gran numero di idee fuorvianti. Viviamo in un'epoca in cui c'è "una pillola per ogni dolorino". Purtroppo però l'uomo presta troppa poca attenzione alle pillole, specialmente a quelle che agiscono sulla nostra psiche. Che significato ha curare l'anima, il sé e l'intelletto coi farmaci? Il nostro dizionario ufficiale "Webster" definisce la psiche in tutti questi tre modi. Siamo sicuri che queste sostanze chimiche (così dette "psicofarmaci") non vadano ad influire sulla natura più intima dell'uomo? Non dovremmo considerare questa pratica con molta attenzione e prudenza? Una volta che si è iniziato non si dovrebbero operare costanti controlli? Se queste tre cose – anima, sé e intelletto – costituiscono l'essenza stessa dell'uomo, non dovrebbero essere i pazienti stessi a decidere, sulla base delle loro esperienze con gli psicofarmaci, se assumerli oppure no? La risposta è naturalmente un forte e chiaro sì.

Cerchiamo di essere realisti. Siccome disponiamo di pochi indicatori obiettivi in merito all'efficacia di questi farmaci, le testimonianze dei pazienti hanno un'importanza decisiva. I medici e gli psichiatri che prescrivono questi farmaci tengono sufficientemente in considerazione le esperienze dei pazienti in relazione ai singoli farmaci? A questa domanda si può rispondere in svariati modi, ma per chi parla un'altra lingua, appartiene ad una minoranza, è povero, viene considerato "molto malato" oppure viene assoggettato ad un trattamento psichiatrico obbligatorio, la probabilità di essere veramente ascoltato diminuisce drammaticamente – e comunque nemmeno prima era molto alta.

Per questo il contenuto intrinseco di questo libro è molto importante: si tratta delle storie di persone, che non sono state ascoltate quando la loro anima, il loro sé e il loro intelletto venivano martoriati a causa degli psicofarmaci – spesso somministrati con la forza. Fra queste ci sono storie di decisioni coraggiose, prese contro l'opinione di influenti specialisti (e anche contro la famiglia e gli amici) – storie di dolore, dolore che qualche volta non ha mancato di seguire. Dopo la sospensione dei farmaci il cervello inizia a ripristinare il normale funzionamento. La maggior parte dei pazienti non è stata avvertita del fatto che i farmaci possono modificare il cervello (o che, ancor peggio, possono sopprimere alcuni centri nervosi), e che quindi l'insorgenza di problemi di astinenza è praticamente inevitabile. E tanto meno sanno che questi possono durare a lungo e possono essere interpretati come una "ricaduta". Ci sono storie terribili di quello che può (tuttavia non necessariamente) accadere, quando si cerca di far ritornare il cervello al suo naturale funzionamento, dopo che è stato completamente sottoposto all'influenza di sostanze chimiche "terapeutiche". Di norma questa sofferenza è stata necessaria per riprendere possesso della propria anima, del proprio sé e del proprio intelletto – ovvero dell'essenza della natura umana.

Siccome i farmaci sono stati somministrati con leggerezza, con modi paternalistici e spesso quando non necessari, al fine di curare una non ben precisata "malattia", il libro costituisce anche un'accusa contro i medici. Il giuramento di Ippocrate – di non procurare innanzitutto del male – non viene, di solito, nella fretta "di fare qualcosa", tenuto in considerazione. Come è possibile arrivare a stabilire se c'é stata morte dell'anima, se non si vogliono ascoltare gli effetti che i pazienti raccontano in merito ai farmaci, farmaci che agiscono direttamente sull'essenza intrinseca dell'uomo? Anche se vogliono darsi ad intendere in altro modo: i medici sono solo dottori in medicina, non semidei della medicina. Al contrario dei veri dei i medici devono accettare di dover rendere conto delle loro azioni.

Leggere questo libro è un obbligo per tutti coloro che sono sfiorati dall'intenzione di assumere o di non più assumere queste medicine che, legalmente, modificano la personalità e, forse, è ancor più un obbligo per coloro che hanno il potere di prescriverle.

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Dott. Loren R. Mosher
Direttore, Soteria Associates, Professore clinico di psichiatria, University of California, San Diego, Facoltà di Medicina

26 agosto 2002

Prefazione di Peter Lehmann

"Cercasi autori/trici sul tema ›Liberarsi dagli psicofarmaci‹". Ecco l'appello che nel 1995 ho lanciato in ambienti del settore di tutto il mondo. Nel dettaglio scrissi:

"Liberarsi dagli psicofarmaci. Testimonianze scritte di esperienze con tranquillanti, antidepressivi, neurolettici, carbamazepina (stabilizzante dell'umore, in commercio come Carbamazepina, Tegretol, P.L.) e litio". Questo è il titolo del libro che sarà pubblicato nel 1997/98. Per la maggioranza di coloro a cui viene prescritto o somministrato uno o più degli psicofarmaci citati, il sapere che altri sono riusciti a liberarsi da queste sostanze, senza per questo essere ricapultati nello studio dello psichiatra e nel reparto psichiatrico, è di vitale importanza. Per questo motivo cerco autori/autrici desiderosi di rendere conto delle loro esperienze personali in merito al cammino che porta alla sospensione e che adesso vivono liberi dagli psicofarmaci. Tuttavia sono anche alla ricerca di persone che per professione o convinzioni personali aiutano i pazienti psichiatrici a smettere gli psicofarmaci".

A questo appello hanno risposto numerosi ex-pazienti psichiatrici intenzionati a contribuire con la loro storia. Hanno risposto anche alcuni esperti i cui interventi sono stati pubblicati nel libro. Una psichiatra di Berlino ha ritirato il contributo, precedentemente offerto, che verteva sulla possibilità di smettere gradualmente i farmaci col suo aiuto e con quello dei gruppi di auto-aiuto psicoterapeutico, presumibilmente per la paura (non del tutto ingiustificata) che il suo studio venisse letteralmente invaso da pazienti desiderosi di liberarsi dagli psicofarmaci. Siccome non ho ricevuto nulla da parte dei familiari ho inviato il mio appello anche all'associazione tedesca dei familiari dei "malati mentali". Reazione: silenzio. La ragione di questo silenzio è da ricercare nel fatto che da anni i familiari organizzati in associazione ricevono gratuitamente informazioni e relazioni dalle case farmaceutiche?

Sarebbe tuttavia un errore fatale ridurre la problematica dell'assunzione permanente degli psicofarmaci, e delle possibili difficoltà nella sospensione, a familiari insensibili o inconsapevoli, a medici irresponsabili e a case farmaceutiche avide di guadagni. Due autrici, che avevano risposto all'appello desiderando raccontare la loro storia, hanno successivamente ritirato la loro offerta. Sono state vittima di una "ricaduta". Una di loro mi informò che il momento che aveva scelto per smettere era risultato molto infelice: si era lasciata col suo ragazzo. L'altra mi comunicò, senza altre precisazioni, di essere stata di nuovo ricoverata in clinica a causa del ripresentarsi della psicosi: stava vivendo quella che gli esperti chiamano la "psicosi della sospensione" oppure era stata di nuovo travolta dai suoi vecchi e mai risolti problemi?

Saggiamente mi sono astenuto dall'incitare a sospendere i farmaci. Mi sono rivolto solo a quelli che avevano già smesso i farmaci prima del mio appello. Tuttavia mi sono posto il quesito se, solo a causa della mia attività editoriale sul tema "liberarsi dagli psicofarmaci", potessi colposamente indurre qualcuno ad abbandonare con leggerezza i farmaci.

Da quando esistono gli psicofarmaci sono molti i pazienti che li smettono di propria iniziativa. Sarebbe interessante sapere quanti di essi hanno avuto, solo per questa ragione, una "ricaduta", eventualmente seguita dalla ripresa della somministrazione dei farmaci. Di una cosa sono sicuro e cioè che un grande numero di tentativi di sospensione andrebbe a buona fine se i pazienti, e coloro che li assistono, disponessero di sufficienti conoscenze sui problemi che possono eventualmente insorgere e avessero un'idea di quello che si deve veramente fare affinché la tanto profetizzata ricaduta non si presenti. Anche a livello professionale ci si dà poco pensiero – eccezion fatta per una manciata di casi – su come assistere i propri clienti, una volta che questi hanno deciso di sospendere i farmaci. Volgere le spalle al paziente e lasciarlo solo coi suoi problemi dimostra poco senso di responsabilità.

I tanti e diversi modi di sospendere gli psicofarmaci non possono in nessun caso essere tutti presentati nello spazio limitato di un libro. In qualità di editore ho dato molta importanza al fatto che i "miei" autori – a prescindere dai professionisti coinvolti – potessero esprimere al meglio i loro desideri, le loro paure e i loro modi di procedere. C'era solo una cosa che non potevano fare: dare consigli ad altri su quello che dovrebbero fare e distribuire ricette patentate. Ciascuna lettrice e ciascun lettore deve trovare le proprie risorse e le proprie vie in base ai propri problemi e proprie possibilità, ai propri personali punti di forza e di debolezza nonché ai propri limiti e desideri individuali. Le testimonianze di coloro che sono riusciti a liberarsi dagli psicofarmaci dimostrano che è possibile raggiungere, senza danni, questo obiettivo e conseguentemente vivere liberi o, almeno, relativamente liberi dagli impedimenti prodotti dalla terapia psicofarmacologica.

I tentativi di dismissione presentati in questo libro hanno avuto un esito positivo - il che non deve meravigliare in quanto ho espressamente chiesto che le testimonianze riguardassero dismissioni coronate da pieno successo. Che la dismissione dei farmaci possa fallire oppure non sfociare in una vita permanentemente esente da psicofarmaci è lapalissiano. Siccome la perfetta riuscita della dismissione è un tabù sia nella letteratura psichiatrica che in quella sponsorizzata dalle case farmaceutiche, pare più che giustificato aprire un dibattito su questo realtà mai venuta alla luce prima d'ora - una sorta di contrappeso di tutta quella massa di ideologie ed informazioni unilaterali.

La decisione, basata su valutazioni personali, di smettere l’assunzione dei farmaci non solo viene resa un tabù bensì anche assimilata, come fattore di rischio, ad una patologia psichiatrica. Questo è quanto risulta dal codice diagnostico psichiatrico, diffuso a livello mondiale, che per coloro che desiderano smettere gli psicofarmaci fornisce agli psichiatri al Nr. Z91.1 (“Non Collaborazione al Trattamento“) la chiave con cui poter rinchiudere nell’opportuno cassetto psichiatrico quella decisione autonoma, e a lor psichiatri tanto invisa, di voler riuscire a fare a meno degli psicofarmaci:

"La ragioni per la mancata collaborazione possono includere malessere derivante dal trattamento (per es., effetti collaterali dei farmaci), costo del trattamento, decisione basate su giudizi vi valore personali o convinzioni religiose o culturali su vantaggi e svantaggi del trattamento proposto, tratti di personalità o stili di adattamento inadeguati (per es., negazione della malattia), o la presenza di un disturbo mentale (per es., Schizofrenia, Disturbo Evitante di Personalità)." ("DSM-IV-TR" 2002, pag. 785)

Qualsiasi commento è superfluo.

Due autori non sono più tra noi: Ilse Gold deceduta il 7 settembre 1998 per una neoplasia al seno, sviluppatasi successivamente al trattamento psichiatrico, e Loren R. Mosher deceduto il 10 luglio 2004. La sua opera da pioniere presso la Soteria House ha dimostrato che il calore umano e un sostegno non-farmacologico rappresentano il modo migliore per aiutare coloro che soffrono di gravi disturbi emotivi. Entrambi avrebbero meritato di vivere cent'anni.

Photo of Peter Lehmann Peter Lehmann
3 maggio 2006

Biografie degli autori

  • Giorgio Antonucci. Il Dr. Giorgio Antonucci si è laureato in Medicina all'Università di Siena ed è divenuto psicoanalista in analisi didattica con Roberto Assaggioli, famoso per aver introdotto la psicanalisi in Italia e per aver fondato la psicosintesi, una teoria psicologica che tende a utilizzare tutte le risorse creative della personalità, in una sintesi di tutte le facoltà dell'intelligenza e della fantasia. Nel 1969 Antonucci ha lavorato con Basaglia a Gorizia. Dal 1970 al 1972 ha diretto i Centri di Igiene Mentale del territorio della montagna di Reggio Emilia con la conseguenza che i cittadini si sono mobilitati contro il manicomio e gli internamenti psichiatrici. Dal 1973 ha lavorato ad Imola riabilitando i pazienti, reinserendoli nelle famiglie e costruendo alternative autogestite per coloro che non sono stati riaccolti. Il professore Svend Bach, danese, gli ha dedicato un numero tematico della rivista Amalie dal titolo "Antipsykiatri eller ikke-psykiatri" ("Antipsichiatria o non psichiatria"), Copenaghen 1989. Tra le sue opere si citano: "I pregiudizi e la conoscenza. Critica alla psichiatria" (Cooperativa Apache, Roma 1986); "Il pregiudizio psichiatrico" (Elèuthera, Milano 1989 e 1998); tre contributi agli Annali 1989, 1990 e 1991 dell'Enciclopedia Atlantica (European Book, Milano); "La nave del paradiso" (Spirali, Milano 1990); l'articolo "Aggressività. Composizione in tre tempi" nel libro "Uomini e lupi" (Elèuthera, Milano 1990); "Critica al giudizio psichiatrico" e "Contrappunti" (Sensibili alle foglie, Roma 1993 e 1994); l'articolo "Il giudice e lo psichiatra" nel libro "Delitto e castigo" (Elèuthera, Milano 1994); "Pensieri sul suicidio" (Elèuthera, Milano 1996); "Il Telefono Viola", insieme con Alessio Coppola (Elèuthera, Milano 1995); “Diario dal manicomio. Ricordi e pensieri“ (Spirali, Milano 2006).

  • Karl Bach Jensen, nato nel 1951 in Danimarca. Nel 1973/74 viene rinchiuso in un istituto psichiatrico, sottoposto coattamente a numerosi elettroschock e costretto ad assumere ingenti dosi di neurolettici. Si sottopone volontariamente a cure psichiatriche negli anni 1975, 1980 e 1985. Da allora non ha più avuto contatti con la psichiatria. Nei momenti di crisi acuta ricorre a medicine naturali e ad amici che lo sostengono a livello personale. Dal 1980 fa parte del movimento degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria in Danimarca. Nel 1991 è stato tra i fondatori della Rete europea degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria (ENUSP), di cui ha ricoperto la carica di presidente dal 1994 al 1996. È cofondatore e membro del consiglio direttivo del Landsforeningen af Nuværende og Tidligere Psykiatribrugere (LAP), l'unione danese degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria. Dal 2001 è uno dei due membri europei del consiglio direttivo dell'Unione mondiale degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria. Per molti anni ha insegnato nella scuola pubblica. Ha diretto per sette anni a Kolding (Danimarca) un centro diurno gestito da utenti. Attualmente lavora in qualità di consulente presso un centro che si occupa di sviluppo sociale, ricerca ed insegnamento. Ha editato alcuni libri di critica alla psichiatria e scritto una serie di articoli pubblicati su riviste danesi.

  • Regina Bellion, nata nel 1941. Addetta alle pulizie, operaia, commessa in negozio di alta moda, insegnante, barista, etc. Attualmente in prepensionamento.

  • Carola Bock (pseudonimo), anno di nascita 1949. Impiegata di concetto all'ufficio acquisti. Dal 1991 in prepensionamento.

  • Wilma Boevink, nata nel 1963, laureata in sociologia, militante nel movimento olandese degli (ex-)utenti e sopravvissuti alla psichiatria e membro del direttivo della Rete europea degli (ex-)utenti e sopravvissuti alla psichiatria (ENUSP). Attualmente lavora presso l'Istituto Trimbos per la Psichiatria e le Dipendenze di Utrecht e dirige un gruppo autogestito che grazie alle conoscenze acquiste dalle esperienze degli ex-utenti si occupa di formazione e consulenza sui temi Recupero e Responsabilizzazione attraverso la fruizione delle esperienze altrui. Dal 2006 presidente di Stichting Weerklank, l'associazione olandese di uditori di voci e persone che hanno sofferto di psicosi. Libri pubblicati: "Samen werken aan herstel: Van ervaringen delen naar kennis overdragen" ("Lavorare insieme per il recupero: dallo scambio di esperienze alla messa in pratica delle conoscenze"; coautrice, Utrecht 2002); "Stories of Recovery. Working Together Towards Experiential Knowledge in Mental Health Care" ("Storie di recuperi: lavorare insieme per la conoscenza esperienziale nel settore della salute mentale"; editrice, Utrecht 2006).

  • Michael Chmela, nato nel 1958 nella regione Voralberg (Austria). Dal 1976 al 1983 studi di medicina a Graz. Dal 1997 al 1999 direttore dell'ufficio informazioni e relazioni con i gruppi di auto-aiuto "Club Antenne" nel Voralberg. Nel 1999 co-fondatore del Trialog (Dibattito a più voci) nel Voralberg. Cooperazione nei preparativi e partecipazione attiva alla 1. conferenza austriaca degli psichiatrizzati tenutasi a Linz nel 1999. Co-fondatore del network degli psichiatrizzati austriaci, di cui è presidente dal 2001. Co-fondatore dell'associazione , di cui è presidente dal 2000. Da luglio 2001 direttore del servizio di consulenza "Gleiche beraten Gleiche" ("Consultarsi da pari a pari") a Bregenz nel Voralberg. Dal 2000 docente presso l'Università di Klagenfurt incaricato di tenere corsi per le professioni a sfondo sociale principalmente incentrati su: auto-aiuto, movimento degli psichiatrizzati, empowerment, salutogenesi. Pubblicazione di articoli su diverse riviste sul tema dei diritti del malato e sui rischi della campagna antistigma.

  • Oryx Cohen, laureato in Amministrazione Pubblica e uno tra i principali attivisti del movimento internazionale degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria. Cofondatore dei Freedom Center, l'unica organizzazione diretta da utenti nel Massachusetts occidentale che offre sostegno a coloro che, dopo essere stati etichettati con una diagnosi psichiatrica, vogliono opporre resistenza alla repressione psichiatrica. Membro del consiglio direttivo di varie associazioni a livello internazionale, nazionale e regionale, tra cui la National association for Rights Protection and Advocacy (NARPA) (Associazione nazionale per la difesa e la protezione dei diritti) e l'International network of treatment alternatives for recovery (INTAR) (Rete internazionale per trattamenti alternativi volti al recupero. Collaborazione pluriennale con MindFreedom International, per cui ha diretto il progetto Oral History Project che documenta, attraverso le testimonianze orali di (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria, casi di abusi, opposizione a misure psichiatriche, responsabilizzazione e recupero in psichiatria. Attualmente a capo dell'organizzazione Western Massachusetts Training Consortium, per conto della quale fornisce consulenza per la gestione di piccole aziende dirette da psichiatrizzati e per progetti di lavoro autonomo.

  • Maria Rosaria D'Oronzo, laureata in psicologia nel 1993, all'Università di Padova. Ha svolto ricerca di tesi (dal '92) e il tirocinio (dal '93) nel reparto autogestito dell'ex Ospedale Psichiatrico "Lolli" di Imola, direttore Giorgio Antonucci. Ha svolto volontariato nello stesso reparto fino al '96. Da 10 anni lavora come libera professionista e collabora con diverse associazioni per la difesa dei diritti dell'uomo. Ha scritto diversi articoli per "Liberamente" e "Piazza Grande" e suoi interventi si trovano nel libro di Thomas Szasz "La battaglia per la salute". Da maggio 2005 è presidente dell'associazione "Telefono Viola" di Bologna contro gli abusi psichiatrici.

  • Bert Gölden, nato nel 1955. Nel 1969 formazione professionale in qualità di compositore tipografico, successivamente perfezionamento come fotocompositore. Dal 1985 al 1987 lavora autonomamente come fotocompositore indipendente. Costretto da un disturbo ossessivo-compulsivo al prematuro ritiro dalla vita professionale. Dal 1996 collabora attivamente nel settore pubbliche relazioni e auto-aiuto della Deutsche Gesellschaft Zwangserkrankungen e.V. (Associazione tedesca disturbi ossessivo-compulsivi). Nel 1996 fonda un gruppo di auto-aiuto per utenti e famigliari di persone con disturbi ossessivo-compulsivi. Dal 2000 incaricato regionale per la Renania-Westfalia della detta Associazione tedesca disturbi ossessivo-compulsivi.

  • Ilse Gold, nata nel 1949. Nel 1991 subisce un trattamento sanitario obbligatorio di due settimane durante il quale è costretta a assumere neurolettici. Poco dopo la dimissione dall'ospedale smette di prendere l'Haldol, su propria iniziativa e senza controllo medico. Da allora non ha più "assaporato" psicofarmaci. (Ilse Gold è deceduta il 7 settembre 1998.)

  • Gábor Gombos, nato nel 1961, fisico. Dal 1993 è attivo nel movimento degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria. Dal 1996 presidente dell'organizzazione ungherese di auto-aiuto Voice of Soul (La voce dell'anima). É il rappresentante per i paesi dell'Europa orientale nel direttivo della Rete europea degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria (ENUSP) di cui è il presidente dal 1998 presidente dell'ENUSP. Fa parte inoltre del Forum di coordinamento dell'Unione mondiale degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria. Oltre a ciò è nel consiglio direttivo della sezione ungherese dell'Unione mondiale per la riabilitazione psicosociale.

  • Grace Jackson vive negli USA ed è laureata in psichiatria. Vanta inoltre una laurea di primo grado in Scienze Biologiche ed una in Scienze Politiche con specializzazione in Pubblica Amministrazione. Ha partecipato come relatrice a numerosi congressi e convegni negli USA ed in Europa. Opera come consulente e perito per il progetto di legge sui Diritti degli Psichiatrizzati (una onlus con sede ad Anchorage, Alaska) ed è membro del Consiglio di Amministrazione dell'International Center for the Study of Psychology and Psychiatry (Centro internazionale per gli studi di Psicologia e Psichiatria). Pubblicazione di articoli e contributi in diverse antologie. Libri pubblicati: "Rethinking Psychiatric Drugs: A Guide for Informed Consent" ("Ripensamento sugli psicofarmaci: una guida per il consenso informato"; 2005); "Essential Psychopharmacology: How Psychiatric Drugs Harm the Brain" ("Psicofarmacologia essenziale: come gli psicofarmaci danneggiano il cervello"; in corso di stesura).

  • Maths Jesperson, nato nel 1954, sposato, dal 2005 padre di una bambina, vive a Malmö. Dal 1980 al 1981 ricoverato presso un vecchio ospedale psichiatrico. Dal 1982 al 1988 produttore del gruppo teatrale "Mercurius" nonché rappresentante dei Verdi presso il comune di Lund (Svezia). Nel 1984 si converte al cattolicesimo. Dal 1988 è segretario regionale del Riksførbundet før Social och Mental Hælsa (RSMH; Unione nazionale svedese degli [ex-]utenti e sopravvissuti alla psichiatria). Membro fondatore della Rete europea degli (ex-)utenti e sopravvissuti alla psichiatria (ENUSP). Dal 1991 al 2000 redattore della European Newsletter of (ex-) Users and Survivors of Psychiatry (Newsletter europea degli [ex-]utenti e sopravvissuti alla psichiatria). Dal 1999 scrive articoli per la pagina culturale di un quotidiano. Parallelamente svolge attività di ricerca per la cattedra di scienze teatrali dell'Universitá di Lund. Dal 2000 attore nello "Stumpen-Ensemble", un gruppo teatrale intitolato al senzatetto noto come Sture "Stumpen" Lindstrøm, costituito da (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria, tossicodipendenti e persone senza fissa dimora.

  • Klaus John, nato nel 1958, padre di due bambini. Dal 1985 ha aperto un proprio studio di medicina naturale e si occupa soprattutto di agopuntura, elettroagopuntura, diagnostica bioelettronica delle funzioni, omeopatia, tecniche di Vissuto Immaginativo Catatimico (VIC), ipnosi, psicologia transpersonale e cromoterapia. Formazione professionale di tre anni in psicologia transpersonale con Stanislav Grof negli Stati Uniti. Dal 1988 tiene seminari, workshop sulla respirazione olotropica e dal 1990 corsi sul training autogeno presso la Volkshochschule (università popolare tedesca). Dal 1993 si occupa dello sviluppo di apparecchi e programmi per la cromoterapia.

  • Manuela Kälin (pseudonimo). Nel 1969 formazione professionale come infermiera. Ha esercitato in reparti con diverse specializzazioni, in patria e all'estero. Nel 1983/84 formazione come fisioterapista e successiva collaborazione triennale in ospedale. Perfezionamento in medicina complementare. Dal 1990 ha un suo proprio studio medico in Svizzera.

  • Kerstin Kempker, nata a Wuppertal nel 1958. Vive con le due figlie a Berlino. Formazione professionale a Norimberga come impiegata commerciale e corso universitario a Berlino in scienze sociali e pedagogia sociale. Cofondatrice del Verein zum Schutz vor psychiatrischer Gewalt e.V. (Associazione per la tutela dalla violenza psichiatrica), associazione che nel 1996 ha a sua volta fondato la "Weglaufhaus" (runaway-house), una struttura antipsichiatrica ovvero una casa-rifugio per psichiatrizzati in momenti di crisi. Qui ha lavorato dall'apertura fino al febbraio 2001. Cofondatrice nel 2002 dell'associazione "Für alle Fälle" ("Per tutti i casi"), gruppo di consulenza gestito da utenti. Dal 2002 lavora a livello indipendente come scrittrice e consulente di progetti.

  • Leo P. Koehne (pseudonimo), nato nel 1970, studia scienze politiche e lavora come giornalista indipendente. Dal 1994 fa parte del Bundesverband Psychiatrie-Erfahrener e.V. (Associazione nazionale tedesca degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria).

  • Peter Lehmann. Laureato in pedagogia, lavora come scrittore ed editore a Berlino. Dal 1980 ha al suo attivo numerosi contributi apparsi su riviste specialistiche e testi pubblicati sia in Germania che all'estero. Nel 1986 fonda la casa editrice Antipsychiatrieverlag (in italiano: Peter Lehmann Edizioni). Nel 1990 è tra i fondatori di PSYCHEX (Svizzera), nel 1991 contribuisce alla costituzione della Rete europea degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria (ENUSP) e nel 1996 è tra i co-fondatori della Weglaufhaus (Runaway House; Casa-rifugio per coloro che fuggono dalla psichiatria) a Berlino. Dal 1994 al 2000 fa parte del consiglio direttivo dell'Associazione nazionale tedesca di (ex-)utenti e sopravvissuti alla psichiatria (BPE). Dal 1997 al 1999 è membro del comitato esecutivo di Mental Health Europe, dal 1997 al 1999 presidente dell'ENUSP e dal 2004 membro del consiglio direttivo e segretario della presidenza dell'ENUSP. Nel 2002 è tra i fondatori dell'associazione Für alle Fälle (Per tutti i casi). Nel 2002 viene designato rappresentante ufficiale di MindFreedom International presso le Nazioni Unite e nel 2004 è cofondatore di INTAR, International Network Toward Alternatives and Recovery (Network internazionale per alternative e recupero). Alcuni dei libri pubblicati: "Der chemische Knebel – Warum Psychiater Neuroleptika verabreichen" ("Il bavaglio chimico – Perchè gli psichiatri somministrano i neurolettici"), 1986; "Statt Psychiatrie" ("Invece della psichiatria"), 1993, editato in collaborazione con Kerstin Kempker; "Schöne neue Psychiatrie" ("Nuova bella psichiatria"), Vol. 1: "Wie Chemie und Strom auf Geist und Psyche wirken" ("Come la chimica e le scosse elettriche agiscono sullo spirito e sulla psiche") Vol. 2: "Wie Psychopharmaka den Körper verändern" ("Come gli psicofarmaci modificano l'organismo umano"), 1996; "Psychopharmaka absetzen. Erfolgreiches Absetzen von Neuroleptika, Antidepressiva, Lithium, Carbamazepin und Tranquilizern", editato 1998; 3. edizione in ottobre 2007);·"Coming off Psychiatric Drugs: Successful Withdrawal from Neuroleptics, Antidepressants, Lithium, Carbamazepine and Tranquilizers", editato 2004; "Βγαίνοντας από τα ψυχοφάρμακa: Εμπειρίες επιτυχημένης διακοπής νευροληπτικών, αντικαταθλιπτικών, λιθίου, καρβαμαζεπίνης και αγχολυτικών" (2008); "Statt Psychiatrie 2" ("Invece della psichiatria 2") e "Alternatives Beyond Psychiatry", 2007, editato in collaborazione con Peter Stastny.

  • Ulrich Lindner, nato nel 1936. Teologo, filologo e storico, oggi in pensione. Dopo la sua dimissione dalla struttura psichiatrica è quotidianamente attivo in gruppi di auto-aiuto. Fino all'inizio del 2006 membro dell'Associazione nazionale tedesca degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria e presidente di un'associazione di auto-aiuto.

  • Mary Nettle (Inghilterra). Entra in contatto con la psichiatria nel 1978. Nel 1992 riesce a trasformare positivamente tale esperienza negativa cominciando a fornire consulenza a utenti psichiatrici. Porta all'interno della visione psichiatrica il punto di vista dei pazienti e si occupa in particolare di ricerca controllata dagli stessi utenti. Membro onorario dell'università di Brunel e collaboratrice della Mental Health Act Commission, commissione nominata dai governi inglese e gallese per vigilare sul rispetto dei diritti di persone ricoverate coattamente. Fa parte di INVOLVE, associazione di utenti, lavoratori volontari e professionali dei servizi socio-sanitari nonché ricercatori, che si occupa di rappresentare presso il governo inglese il punto di vista degli utenti psichiatrici negli ambiti della salute, assistenza sociale e sanità pubblica. Esaminatrice laica e ispettrice della Commission Healthcare, commissione incaricata dal governo inglese per l'ispezione dei servizi socio-sanitari. Presidentessa della Rete europea degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria (ENUSP) e membro del comitato donne interno al Forum Europeo Disabili.

  • Pino Pini, nato nel 47, psichiatra e psicoterapeuta, fin dai primi anni 70 ha vissuto in prima persona la fase di passaggio dalla chiusura degli ospedali psichiatrici allo sviluppo di nuovi servizi all'interno della comunità. Ha fatto per dieci anni esperienza politica come consigliere municipale. Fin dagli anni 80 si interessa di gruppi psichiatrici di auto-aiuto (self-help). Nel 93 fonda l'Associazione Italiana della Salute Mentale AISMe. Nello stesso anno entra nel comitato esecutivo del Mental Health Europe. Da alcuni anni sta conducendo un gruppo internazionale sul tema "Sistemi locali di salute Mentale" allo scopo di potenziare nuovi approcci alla salute mentale alternativi al modello terapeutico. Collabora da molti anni con il Dipartimento di Psicologia dell'Università di Firenze. Dal 2000 è direttore del Dipartimento di Salute Mentale della Azienda USL 4 di Prato.

  • Roland A. Richter, nato nel 1963. Nel 1991 conclude a Colonia gli studi come operatore sociale, dopodiché lavora fino al 1995 presso servizi sociali e case-famiglia per persone considerate malate psichiche croniche. Dal 1995 lavora come libero professionista in qualità di assistente nominato dal tribunale ed é consulente per l'organizzazione e la gestione della qualità in strutture residenziali.

  • Marc Rufer, laureato in medicina, psicoterapeuta. Dopo la conclusione degli studi in medicina lavora come assistente medico in un grande istituto psichiatrico statale. Fin dall'inizio ha difficoltà a rapportarsi con concetti come "diagnosi" e "cura di disturbi psichici" ma è solo dopo un periodo di intensi conflitti che decise di passare alla critica della psichiatria nel suo complesso. Con i suoi libri e molti articoli per riviste e giornali cerca di rendere pubblica la propria riflessione critica sulla psichiatria. Membro nel direttivo di PSYCHEX (Svizzera). Libri pubblicati: "Follia psichiatria" (Berna 1988; terza ed. aggiornata 1997), "Chi è pazzo?" (Berna 1991), "Le pillole della felicitá. Ecstasy, Prozac e il ritorno degli psicofarmaci" (Monaco 1995).

  • Lynne Setter, nata nel 1963 in Nuova Zelanda, divorziata, nessun figlio. Di professione consulente di marketing internazionale. A nove anni tenta per la prima volta il suicidio. Molti ricoveri in ospedale e clinica psichiatrica, di cui i primi all'inizio dell' adolescenza e gli ultimi alcuni anni fa. Ha vissuto in Asia, Europa, nel Vicino Oriente e negli Stati Uniti. Dopo dieci anni trascorsi in paesi d'oltremare è oggi di nuovo a casa in Nuova Zelanda.

  • Martin Urban, nato nel 1939, laureato in psicologia e psicoterapeuta, ha collaborato sette anni in una clinica psichiatrica e sei in una psicosomatica. Attualmente ha un proprio studio a Esslingen, presso Stoccarda, e dirige l'ente assistenziale "Therapeutische Wohngemeinschaften" (Comunità terapeutiche). Nell'associazione degli psicologi tedeschi dirige il team "Klinische Psychologinnen und Psychologen in der Psychiatrie" ("Psicologhe e psicologi clinici in psichiatria"). Nel 2000 ha pubblicato come editore il libro "Psychotherapie der Psychosen - Konzentrische Annäherungen an den Weg der Heilung" ("Psicoterapia delle psicosi - avvicinamento concentrico al percorso di guarigione"), Lengerich (Germania).

  • David Webb, nato nel 1955. Nel 2005 prepara alla facoltà di filosofia della Victoria University di Melbourne in Australia suo il dottorato di ricerca sul suicidio come crisi del Sé. La sua ricerca mostra, partendo dalla sua propria storia di tentati suicidi, come sia necessaria un'esperienza personale per comprendere il fenomeno della morte autoindotta. Fa inoltre presente come chi abbia vissuto questa esperienza non abbia nessuna voce in capitolo ed anzi venga sistematicamente escluso dalla ricerca contemporanea sul suicidio. Nel corso della sua ricerca aderisce al movimento degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria in quanto comunità di persone che più di altre provano affinità spirituale, sensibilità, empatia e giustizia per tutti coloro che ricercano affannosamente il proprio benessere mentale, psichico, sociale e spirituale e che vogliono liberarsi dagli schemi psichiatrici. Prima di impazzire ha lavorato come programmatore e docente universitario di informatica. Ha vissuto a New York, Nuova Delhi e Londra; attualmente vive tra alberi della gomma e pappagalli alla periferia di Melbourne.

  • Josef Zehentbauer, nato nel 1945. Sposato, quattro figli. Laureato in medicina, medico, psicoterapeuta e autore di libri. Pluriennale attività in neurologia (Universitá di Würzburg), in diverse cliniche psichiatriche e nel reparto ricoveri d'urgenza di una clinica neurologica. Ha operato come medico in Nigeria e in India. Progetti comuni con Franco Basaglia e altri esponenti della psichiatria critica italiana. Ha pubblicato tra l'altro "Die Auflösung der Irrenhäuser oder: Die Neue Psychiatrie in Italien" ("L'abolizione dei manicomi ovvero la nuova psichiatria in Italia", Monaco 1983, 4ª ed. 1997), "Chemie für die Seele. Psyche, Psychopharmaka und alternative Heilmethoden" Königstein 1986, 9ª ed. 2005 Peter Lehmann Psychiatrieverlag Berlino; edizione in italiano col titolo "Chimica per l'anima. Psiche, psicofarmaci e terapie alternative", a cura di Macroedizioni, Diegaro di Cesena 2002), "Körpereigene Drogen. Die ungenutzten Fähigkeiten unseres Gehirns" ("Farmaci endogeni. Le facoltá inutilizzate del cervello", Monaco 1993, 11ª ed. 2002), "Melancholie – Die traurige Leichtigkeit des Seins" ("Malinconia – La triste leggerezza dell'essere", Stuttgart 2000, 2ª ed. 2002).

Recensione di Pino Pini (edizione inglese, 2004)

E' con grande piacere che ho accolto alcuni mesi fa l'invito di Peter Lehmann a cercare un editore italiano per il suo libro "Coming off Psychiatric drugs".

Ho pensato che la cosa migliore fosse fare un'iniziativa pubblica come questa di oggi facendo conoscere, per adesso, l'edizione inglese uscita quest'anno. Spero che in breve possiamo offrire ad un vasto pubblico anche l'edizione Italiana.

Peter Lehmann partecipa da molti anni alle iniziative per l'auto aiuto psichiatrico di Firenze e Prato condividendo un percorso finalizzato a dar voce a chi è oppresso da problemi di salute menatale e da sistemi curativi unilaterali troppo improntati al modello terapeutico. Ci siamo incontrati molte volte in diverse parti del mondo in occasioni importanti finalizzate a sviluppare nuovi rapporti fra utenti, servizi e la comunità.

Peter Lehmann è segretario dell'Rete europea degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria (European Network of Users and Survivors of Psychiatry – ENUSP), egli stesso si definisce un survivor del sistema della salute mentale.

Dr Pino Pini, Direttore del Dipartimento di Salute mentale ASL 4 di Prato (Italy), board member of Mental Health Europe


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  • Edizione inglese, in brossura, 352 pagine, 15 x 21 cm, ISBN 978-0-9545428-0-1: Coming off Psychiatric Drugs. Successful Withdrawal from Neuroleptics, Antidepressants, Lithium, Carbamazepine and Tranquilizers. Berlino · Eugene, OR (USA) · Shrewsbury (Inghilterra): Peter Lehmann Publishing 2004. € 21.90 / CHF 38.- / Order.No. 336 for the English language order form In den Warenkorb (available)

  • Edizione americana, in brossura, 352 pagine, 15 x 21 cm, ISBN 978-0-9788399-0-1 [= 978-1-891408-98-4]. Berlino · Eugene, OR (USA) · Shrewsbury (Inghilterra): Peter Lehmann Publishing 2004. € 21.90 / CHF 38.- / Order.No. 455 for the English language order form In den Warenkorb (available)

  • Edizione tedesca, in brossura, 352 pagine, ISBN 978-3-925931-27-7: Psychopharmaka absetzen. Erfolgreiches Absetzen von Neuroleptika, Antidepressiva, Phasenprophylaktika, Ritalin und Tranquilizern. Berlion: Peter Lehmann Publishing, 3., actualized and extended edition 2008. € 19.90 / CHF 34.70 / Order.No. 370 for the English language order form In den Warenkorb (available)

  • Greek edition, soft cover, 336 pages, ISBN 978-960-8263-81-9: Βγαίνοντας από τα ψυχοφάρμακa – Εμπειρίες επιτυχημένης διακοπής νευροληπτικών, αντικαταθλιπτικών, λιθίου, καρβαμαζεπίνης και αγχολυτικών. Thessaloniki: Edition Nissides 2008. € 22.99 / CHF 39.50 / Order.No. 650 for the English language order form In den Warenkorb (available)
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