La depressione può avere molte cause: situazione politica e psicosociale,
disturbi neurologici, disordini del metabolismo, età avanzata, sostanze
tossiche, farmaci. I medici di solito vedono le depressioni come un difetto organico
o supposto tale, per il quale prescrivono farmaci psichiatrici od elettrochock.
E' duro per loro accettare che molti farmaci psichiatrici possono causare o aumentare
la depressione e la suicidalità. Ma nella letteratura specialistica medica
e farmacologica ci sono molte pubblicazioni che menzionano effetti depressivi
in conseguenza di farmaci psichiatrici. In particolare i cosiddetti farmaci antipsicotici,
i neurolettici, quale l'aloperidolo (un nome commerciale Haldol) e la clozapina
(un nome commerciale Leponex) spesso sono di iniziazione alla depressione e al
suicidio. Un registro dei suicidi con una particolare menzione al farmaco psichiatrico
associato, o all'elettrochock, alle costrizioni fisiche, alle altre forme di costrizioni
psichiatriche, potrebbe essere una efficace forma di prevenzione per ridurre il
presentarsi di depressione e suicidio.
Depressione e suicidalità
associate ai farmaci.
I neurolettici hanno un effetto bloccante principalmente
nei riguardi del neurotrasmettitore dopamina, col risultato di provocare la malattia
di Parkinson. Sono un complesso di sintomi, caratterizzati dal camminare inclinati
in avanti, tremori ai muscoli, parlare impastato. La malattia ('morbo') di Parkinson
è la conseguenza diretta del blocco della dopamina. La potenza dei neurolettici
è definita dal loro potere di creare il morbo di Parkinson; questo non
tanto è un indesiderato effetto collaterale, ma il principale effetto terapeutico
secondo la definizione degli psichiatri.
Il morbo di Parkinson, che è
principalmente una malattia dell'apparato motorio, comporta però anche
alterazioni a livello psichico. I neurologi chiamano ciò "personalità
parkinsoniana". E' un complesso di sintomi includenti l'apatia, la perdita
di volontà, la depressione e la suicidalità, nonché stati
confusionali e delirio (Fuenfgeld 1967, pp. 13ff). Nel 1995, a proposito del dopo
le prime somministrazioni del neurolettico prototipo (Largactil, Megaphen e Thorazina),
lo psichiatra tedesco Hoimar von Ditfurth rilevò il parallelo tra l'affievolimento
emozionale dovuto al Parkinson e l'affievolimento emozionale dopo il trattamento
neurolettico:
Per quel che si può dedurre, appare
come se le alterazioni psichiche provocate dal Megaphen in particolare a livello
di emozioni siano della stessa natura della "effettiva restrizione ed affievolimento"
che si registra molto spesso nei parkinsonisti postencefalici (pazienti che hanno
il parkinson dopo aver avuto una acuta infiammazione encefalica, P.L.) (p.
56)
Quindi la depressione e la suicidalità sono effetti
normali dei neurolettici, e gli psichiatri accettano ciò senza farsi problemi.
Frank J. Ayd (1975) del Psychiatric Department del Franklin Square Hospital
in Baltimore, USA, ha scritto:
C'è ormai un accordo
generale sul fatto che le depressioni gravi che possono condurre al suicidio possono
apparire durante il trattamento con qualsiasi neurolettico depot, come anche con
qualsiasi neurolettico preso per via orale. Questi cambiamenti d' umore depressivi
possono apparire in qualsiasi momento durante la terapia con neurolettici depot.
Alcuni clinici hanno notato l' insorgere di depressione subito dopo l' inizio
del trattamento; altri l' hanno notato mesi od anni dopo l' inizio. (p. 497)
Otto Benkert e Hanns Hippius (1980), due psichiatri tedeschi, così hanno
risposto alla domanda se la suicidalità possa forse essere causata da un
dosaggio eccessivo:
La depressione, la suicidalità,
gli stati di eccitamento e delirio, derivati dall'azione di farmaci, avvengono
in genere sotto le dosi normalmente prescritte dal medico curante. (p. 258)
Dati sperimentali circa i suicidi causati da farmaci psichiatrici sono difficili
da ottenersi per molte ragioni, come scrivono gli stessi psichiatri. Gli psichiatri
non incolpano né guardano alla loro successione di trattamenti quale causa
di depressione(Lehmann 1996, p. 111). Asusmus Finzen del dipartimento di psichiatria
dell' Università di Berna, Svizzera, ha mostrato che il verosimile numero
di suicidi avvenuti in istituti psichiatrici è grande, troppo. Dei dati
precisi sono comunque difficili da rilevare, poiché:
....Nella
cartella clinica e nei rapporti di dismissione dal reparto, spesso non è
possibile trovare notizie di pazienti suicidati o morti. Se il suicidio è
avvenuto durante una licenza a casa, la data della dismissione può essere
retrodatata. Se il tentativo di suicidio non conduce a morte immediata, nella
cartella clinica e nei rapporti statistici il paziente può essere considerato
come [non più in carico, ma] spostato ad una clinica di medicina interna
o chirurgica. (1988, p. 45)
R. de Alarcon e M.W.P. Carney,
due psichiatri inglesi, hanno studiato il cambiamento d'umore verso la depressione
dopo la somministrazione di neurolettici in relazione ad altri parametri concomitanti.
Nel British Medical Journal essi riferiscono di suicidi sotto l'influenza
di fluofenazina (un nome commerciale Moditen), somministrata come componente in
un trattamento in comunità, e descrivono l'effetto della fluofenazina in
un uomo di 39 anni che aveva già tentato di suicidarsi due volte sempre
sotto l'influenza di questo farmaco. Avendo gli psichiatri capito che quest'uomo
come regola sviluppava le idee suicide alcuni giorni dopo l'iniezione depot che
avveniva ogni due settimane, essi vollero accettarsi con i propri occhi di come
avveniva il peggioramento d'umore. Nell'istituto psichiatrico, quest'uomo fu osservato
per un periodo di quattro settimane senza fare il trattamento con il neurolettico,
e non si notò niente di notevole quanto a cambiamento d'umore. Poi gli
fu inettato 25 mg di fluofenaziana intramuscolare:
Durante
la sua permanenza in ospedale fu intervistato da uno di noi (R. de A.) tre volte
ogni settimana. Per la prima settimana dopo l'iniezione, non fu intervistato di
giorno, ma la sua condizione è stata discussa con l'infermiere capoguardia
e letti attentamente i rapporti dell'infermiere capoguardia. Ricevette l'iniezione
d'inizio studio un mercoledì alle 3 del pomeriggio; a metà pomeriggio
del giorno successivo fu trovato giù di corda, voleva star per conto suo,
con nessun desiderio di parlare con nessuno, guardare la televisione, leggere.
Restò a letto fino alle quattro del pomeriggio. Nell'opinione dell'infermiera
che lo aveva in carico è stato a rischio di suicidio. Nell'intervista di
venerdì la variazione del suo aspetto esterno era notevole - appariva truce,
non rispose con un sorriso ad una facezia, non c'era conversazione spontanea.
Le sue risposte erano limitate allo stretto necessario. Negò di avere idee
paranoiche o ipocondriache né pensieri di sentirsi in colpa. Semplicemente
disse che si sentiva molto giù e che se fosse stato da solo in una camera
ammobiliata, avrebbe posto termine alla sua vita. Il venerdì sera ci fu
un pò di miglioramento, e quando fu intervistato di nuova sabato era ritornato
al suo solito normale sé stesso. (de Alarcon e Carney hanno offerto come
loro conclusione, P.L.) che alcuni pazienti possono diventare gravemente depressi
per un breve periodo dopo iniezioni di fluofenazina enantato o decanato. Finora
non si sono stabiliti protocolli su quando e in quali casi questo è probabile
che avvenga. La mancanza di aver avuto simili effetti negativi nel passato non
è una indicazione che non ci possano essere nel futuro. In particolare
nel caso in studio, il paziente aveva ricevuto fluofenazina enantato per più
di sei mesi prima che incominciò a reagire ripetutamente all'iniezione
con una grave depressione, e lo stesso comportamento si ebbe in altri casi.
(1969, p 565f.)
In uno studio controllato con placebo, lo
psichiatra Peter Mueller del dipartimento di psichiatria di Gottingen, Germania,
ha trovato che una percentuale molto più alta di pazienti trattati con
farmaci psichiatrici ha sintomi depressivi, rispetto pazienti trattati a placebo.
A riguardo di dimiunuire o dismettere farmaci psichiatrici egli ha scritto:
Ci fu cambiamento verso un umore depresso in 41 casi su 47, in due casi
non ci fu cambiamento, in quatto casi l'effetto fu dubbio. E' stato molto sorprendente
vedere che in un numero predominante di casi la sola riduzione della dose (normalmente
alla metà di quella iniziale) ha condotto ad un miglioramento rispetto
i sintomi depressivi. Talvolta c'è stato un miglioramento solo parziale,
ma che dette tuttavia un netto sollievo al paziente. Però in altri pazienti,
o negli stessi in cui il miglioramento era stato solo leggero dopo aver ridotto
la dose, una dismissione completa li fece stare molto meglio. Alcuni pazienti
hanno riferito che solo ora essi si sentivano completamente sani, come non lo
erano da molto prima della depressione. I sintomi depressivi, che erano stati
giudicati non migliorabili da alcuni psichiatri e che erano stati percepiti come
il venir fuori un disordine organico, scomparirono completamente. La possibile
argomentazione che questi potrebbero essere effetti psico-reattivi prodotti dal
miglioramento psicologico del paziente dovuto alla conoscenza della dismissione
dei farmaci è da rifiutarsi, dato che pressoché tutti i pazienti
avevano ricevuto iniezioni depot e non erano stati informati né delle dosi,
né se era un placebo. (...). Il loro cambiamento fu in alcuni casi molto
netto anche a loro stessi, ai loro parenti e ai medici esaminanti. I pazienti
riportarono che ora essi si sentivano di nuovo completamente bene. Nel gruppo
dei pazienti ancora trattati con farmaci psichiatrici, nettamente così
non era. Questi risultati parlano molto nettamente se ci siano cause genetiche
da contrastare con i farmaci e contro lo sviluppo di una psichiatria come cura
di patologie.
Mueller così riassume:
Sindromi depressive dopo la remissione della psicosi e sotto trattamento
con farmaci psichiatrici, non sono rare, anzi avvengono in circa i due terzi di
pazienti, talvolta anche più frequentemente, specialmente se sono usate
iniezioni depot. Senza trattamento con farmaci psichiatrici, dopo la riduzione
completa, le sindromi depressive si rinvengono solo in casi eccezionali (p.
72)
Queste pubblicazioni di Mueller sono sostenute da molti
suoi altri colleghi (Lehmann 1996, pp. 57-87, 109-115). Ad es. Raymond Battegay
e Annemarie Gehring (1968) del Psychiatric Department della Università
di Basel, Switzerland, i quali mettono in guardia, dopo un paragone tra i percorsi
di trattamento prima e dopo l'era dei farmaci psichiatrici:
Durante
gli ultimi anni, è stato ripetutamente descritto il viraggio delle sindromi
schizofreniche a sindromi depressive. Sempre più schizofrenie mostrano
ora un percorso verso depressione-apatia. E' diventato chiaro che quel che si
sviluppa sotto l'influenza dei farmaci psichiatrici, è spesso proprio quello
che si vorrebbe evitare, un cosiddetto loro difetto.(pp. 107ff)
Walther Poeldinger e S. Siebern della Psychiatric Institution Wil, Switzerland,
hanno scritto:
Non è infrequente che le depressioni
provocate dalle medicazioni siano nettamente cause del presentarsi di idee suicide.
(1983, p 131)
Nel 1976 Hans-Joachim Haase della Psychiatric
Institution Landeck, Germany, ha riferito che il numero di casi di depressioni
pericolose dopo il trattamento con farmaci psichiatrici è aumentato almeno
dieci volte rispetto il numero presente prima dell'introduzione dei farmaci psichiatrici.
L'aumento della frequenza di suicidi è "preoccupante e allarmante",
ha detto Baerbel Armbruster del Psychiatric Department della Università
di Bonn, Germany, in the Nervenarzt in 1986 - senza, ciononostante, mettere
in allarme gli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria e i loro parenti,
né il pubblico.
Rolf Hessoe dello Psychiatric Department della Università
di Oslo, Norvegia, ha reso informazioni sulla situazione in Svezia e Norvegia
nel 1977; gli è apparso chiaro
... che l'aumento
di casi di suicidio, sia in assoluto che relativamente, è incominciato
nel 1955. Che è stato l'anno in cui i neurolettici sono stati introdotti
negli ospedali psichiatrici scandinavi. (p 122)
Nel 1982
Jiri Modestin ha scritto a proposito del suo posto di lavoro, il Dipartimenti
di Psichiatria dell'Università di Berna, e anche dell'istituto psichiatrico
vicino di Muensingen:
I nostri dati mostrano un drammatico
aumento della frequenza di suicidi nei pazienti di Berna e Muensingen negli ultimi
anni. (p. 258)
Resoconti di prima mano su depressione
e suicidalità
Nel libro "To come off psychiatryc drugs"
[Dismettere farmaci psichiatrici], pubblicato nel 1998, Regina Bellion di Brema
(Germania) ha dato un resoconto sulla sua condizione psichica sotto trattamento
nella comunità:
Sola a casa. Tre volte al giorno
conto le mie gocce di Haldol. Non fo molto altro. Siedo nella mia sedia con lo
sguardo diretto verso la finestra. Non ho sensibilità per quel che succede
fuori. Trovo difficoltà a spostarmi. Ciononostante sono abile ad alzarmi
ogni giorno. Non mi accorgo che l'appartamento sta diventando sporco. Non è
necessario che io cucini sempre. Non mi lavo. Non mi chiedo neppure se puzzo.
La mia miseria avanza - ma io non me ne accorgo.
Vegeto dentro le
mie pareti neurolettiche, sono chiusa fuori dal mondo e dalla vita. Il mondo reale
è altrettanto più lontano da me che Plutone dal Sole. Il mio mondo
personale segreto - il mio ultimo rifugio, l'ho raggiunto, ma l'ho distrutto con
l' Haldol.
Questa non è la mia vita. Questa non sono io. Starei
ugualmente bene morta. Un'idea ha incominciato a prendere forma. Prima che la
primavera sopraggiunga mi voglio appendere.
Ma prima di ciò
voglio tentare di vedere se la mia vita sarebbe differente senza l' Haldol. Ridurrò
il numero delle gocce . Ne prenderò sempre di meno fino ad arrivare a zero.
Dopo un mese sono pulita. Allora incomincio ad accorgermi
quanto sono trascurata. Mi lavo i capelli, rifò il
letto, apro l'appartamento. Mi preparo un pasto caldo. Anche
provo piacere a fare questo. Posso di nuovo pensare. (Bellion
2004)
Un' altra utente di farmaci psichiatrici, anche lei
vive a Brema, ha ricevuto una prescrizione di Haldol e dell'antidepressivo Aponal
(doxepina); sotto l'influenza di questa combinazione lei ha tentato - fortunatamente
senza successo - di por fine alla sua sofferenza col suicidio:
Quando andai di nuovo fuori io ho desiderato sedermi nella
mia cucina di fronte al rubinetto dell'acqua, ero assetata
ma incapace di riempirmi un bicchiere d'acqua o di mordere
il pane diventato duro e stantio. Il supermercato non era
troppo distante ma io non potevo decidere di alzarmi e così
desiderai di essere semplicemente morta così avrei
avuto almeno un pò di pace. Ero ridotta in pezzi dalla
mia malattia. Sapevo che era una punizione per due punti neri
della mia vita. Il peggiore è stato il cerchio vizioso
di pensieri ricorrenti continuamente in un giro chiuso psicotico.
Tantai più e più volte di pensare a qualcosa
d'altro almeno per un momento ma non ci riuscii. I miei pensieri
ricadevano sempre negli stessi cerchi, centinaia di volte
al giorno, talvolta come al rallentatore, talvolta accelerando
fino a farmi girare la testa. E questo era l'inferno per me,
il gioco del diavolo. Mi ritrovavo dannata e abbandonata da
Dio e senza speranza di salvezza. Non potevo far niente altro
se non soffrire tramite questo film, la mia vita restava sotto.
Sapevo che dovevo imparare ad aver di nuovo fede, ma non potevo,
e perciò tentai di por fine alla mia vita. (Marmotte
2004)
Gli antipsicotici atipici hanno
anch'essi effetti suicidali, come riferisce l'austriaca Ursula Froehlich in Brave
New Psychiatry:
Da quando ho incominciato a prendere
il Leponex (clozapine), non ho desiderato più far sesso, non ho avuto più
fantasia di muovermi, non ho trovato più gioia nella vita. Una vita senza
gioia però è peggio della morte. Tutto quel che mi restava era osservare
la televisione, dove ho guardato per sette anni gli altri vivere. Sono tutt'ora
viva biologicamente, ma le mie sensazioni sono da tempo morte, nonostante che
io prima mi rallegravo di qualcosa ora non sono più capace di farlo affatto.
Di fatto la mia vita non esiste, mi trovo così vuota e non importante.
Nei pomeriggi, lo stato d'animo è ancora peggiore. Ogni giorno mi propongo
di incominciare una vita più sana il giorno dopo, di gettare via i farmaci,
di bere molte vitamine e succhi di frutta, di incominciare un programma giornaliero
di fitness. I farmaci psichiatrici mi danno la sensazione che sia possibile per
me cominciare una vita differente, una nuova vita, il giorno dopo. Ma quando mi
sveglio il giorno dopo mi trovo come sfasciata, non mi alzo mai dal letto prima
delle 9, la mia depressione è così grave che penso al suicidio ogni
giorno. (da Lehmann 1996, pp. 70ff)
Gli psichiatri non hanno
trovato differenze rispetto i loro primi modi di sperimentare questi farmaci.
Nel 1954 e 1955 Hans Heimann e Nikolaus Witt (1955) del Psychiatric Department
della Università di Berna hanno pubblicato la loro esperienza di aver preso
una volta la cloropromazina, ora commercializzata come Largactil. La loro esperienza
utilizzò una rete di controllo di 1080 persone; essi fecero tre auto-esperienze
e nove esperimenti con psichiatri e farmacologi. Il verificare una sensibilità
ridotta e un accorgersi di una forza muscolare ridotta, elementi strutturali della
sindrome di Parkinson, dopo aver preso il Largactil, sono molto chiari nei seguenti
passi:
Mi sono trovato mentalmente e fisicamente malato.
Improvvisamente la mia situazione mi è apparsa difficile e senza speranza.
Soprattutto è stato tormentoso il fatto di essere così miserabile
ed esposto, così vuoto e superfluo, vuoto di qualsiasi speranza e progetto
...(Dopo aver finito i controlli): I normali compiti della vita mi crescevano
immensi davanti a me: pranzare, andare nell'edificio vicino, tornare indietro
- nonostante che tutto fosse da fare a piedi. Con ciò questo stato raggiunse
il massimo di situazione emozionale sconfortante: l'esperienza di una esistenza
passiva ma con la netta coscienza di altre possibilità ... (p. 113)
Un
Registro dei Suicidi come forma di prevenzione
Nel febbraio 2000 la
organizzazione tedesca degli "(ex-) Utenti e Sopravvissuti alla psichiatria"
ha avanzato la richiesta al Ministro della Salute di istituire un Registro dei
Suicidi con speciale riguardo alle associate medicine psichiatriche prese, agli
elettrochoc, alle restrizioni fisiche e alle altre forme di costrizioni psichiatriche
(Lehmann 2001, p. 46). La mancanza di una tale registrazione dei suicidi con descrizione
dei metodi di trattamenti psichiatrici, coprente tutte le zone del paese, costituisce
un serio pericolo; questi dati sono un prerequisito fondamentale per cercare le
cause, e una base importante per prevenirli in tempo. L'obbligo di notificare
alle autorità i suicidi e i trattamenti psichiatrici fatti in precedenza,
può permettere misure preventive e promuovere studi ripetibili per scoprire
la connessione tra suicidalità ed effetti dei farmaci psichiatrici. Non
solo i neurolettici, di cui si è parlato qui, ma anche gli antidepressivi
(Healy 2001; Lehmann 1996, pp. 194ff) nonché l'elettrochock (Frank 1990)
debbono parimenti essere controllati attentamente.
I resoconti di (ex-)
utenti e sopravvissuti alla psichiatria che sono stati spinti verso tentativi
di suicidio dopo dei trattamenti traumatizzanti con farmaci psichiatrici, elettro
e insulina-chock (vedi ad es. Kempker 2000) non debbono più essere ignorati.
I medici i parenti e amici debbono essere informati sul rischio di depressione
e suicidalità provocate dai farmaci. Gli utenti della psichiatria hanno
bisogno di essere informati, in modo che possano prendere una decisione accuratamente
ben informata sul prendere o meno un farmaco psichiatrico offerto, e all'occorrenza
possano prendere misure adeguate per un minor rischio di depressione.
Appendice:
Continua la discriminazione rispetto gli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria
Alla
conferenza "Balancing Mental Health Promotion and Mental Health Care: A Joint
World Health Organization / European Commission Meeting" a Brussell nell'aprile
del 1999, è stata accettata l'inclusione di (ex-) utenti e sopravvissuti
alla psichiatria nel Consensus-paper per le politiche di salute mentale:
Strategie ed obbiettivi comuni per migliorare le cure e la prevenzione in
salute mentale includono: (...) Sviluppare ampie ed innovative politiche particolarmente
per la salute mentale in consulta con tutti gli interessati, includendo utenti
e familiari, e rispettanti i contributi dei cittadini e del NGO. (WHO 1999
p. 9)
Una rappresentanza dell' ENUSP - European Network of
(ex-) Users and Survivors of Psychiatry - (= Rete Europea (ex-) Utenti e Sopravvissuti
alla Psichiatria), è stata invitata alla conferenza "Far fronte allo
stress e alla depressione e problemi correlati in Europa" (Brussell, ottobre
2001) ugualmente organizzata dall'Organizzazione Mondiale della Salute e dalla
sua Commissione Europea.
Ebbene invece di assicurare una attiva inclusione
nella conferenza in modo da permettere a professionisti e politici di imparare
dal tesoro delle esperienze di ex utenti e sopravvissuti alla psichiatria, non
hanno ritenuto di dover offrir loro diritti di uguali nella rappresentanza plenaria.
Anche dopo che è stato ricordato loro il Consensus-paper, il Ministro Federale
Belga degli Affari Sociali sez. Salute Pubblica ha solo chiesto al rappresentante
Enusp di partecipare ad una discussione collaterale in un workshop (Leen Meulenbergs).
Questo è il vecchio modo di ripartire gli ruoli per
i rappresentanti degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria,
che potrebbero giocare un ruolo di esperti nei congressi che
particolarmente li riguardano. Questo modo di agire deve essere
respinto perché di nuovo discriminante e contrario allo
spirito dei pari diritti.
Riferimenti